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Cronaca
22.10.20 - 16:300
Aggiornamento : 17:00

Positiva per la seconda volta in pochi mesi. "Ho preso le precauzioni, ma non si può controllare tutto"

Una 45enne ticinese si era ammalata a marzo, contraendo il virus sul lavoro (è infermiera a domicilio), da una paziente, mentre ora non è certa di come sia entrato in casa sua (dal figlio o da un collega del marito). "Non me lo aspettavo"

LUGANO – Positiva, due volte, al Covid, nonostante le precauzionii, con due ambiti diversi di contagio: la prima volta sul lavoro, la seconda non si è certi se tramite il figlio o da un collega del marito. B.R. (nome noto alla redazione), 45enne infermiera a domicilio, dopo essersi ammalata a fine marzo, ha saputo da pochi giorni di avere di nuovo il Coronavirus, assieme al marito e al figlio.

Prima di tutto, come sta?

“Non sono asintomatica, ho avuto un po’ di febbre e di tosse. Sento dolori muscolari e spossatezza. I sintomi sono questi. Sia questa volta che quella scorsa, per fortuna, ho osservato sintomi relativamente lievi rispetto ad altre persone che sono state davvero molto male”.

Ci racconta la sua prima esperienza col Covid?

“Sono infermiera a domicilio, verso il 20 marzo avevo fatto ricoverare una paziente che è poi risultato positiva al Coronavirus. Io avevo un po’ di tosse, non ci avevo fatto molto caso perché mi succede spesso in quella stagione, soprattutto al mattino. La mia dottoressa per precauzione ha voluto farmi fare però il tampone. La mia paziente è rimasta ricoverata quattro settimane per una polmonite bilaterale da Covid, io stessa andando avanti nei giorni ho cominciato a avvertire sintomi, oltre alla tosse, il mal di testa, dei disturbi gastrointestinali dei e dolori diffusi".

Si era contagiato qualcuno della sua famiglia?

“No, in quell’occasione no. Mio marito è risultato negativo, non avevamo fatto lo striscio sui due figli. Adesso il primo di noi a risultare positivo è stato proprio mio marito. Ha avuto un po’ di febbre, però imputavamo il tutto al fatto che lui sia molto magro e avesse preso freddo girando con la moto. Poi ci ha avvertito un suo collega di essere risultato positivo. Lui è così stato testato, io stessa ho cominciato a star male io ed anche mio figlio, che è quello che si sente peggio: siamo tutti e tre positivi. La bambina invece è asintomatica, non è stata testata”.

Dunque, la prima volta è stata contagiata in ambito lavorativo, ora il virus è entrato nella vostra famiglia tramite una persona esterna, giusto?

“Stavolta non ho preso il virus al lavoro. La signora da cui sono stata contagiata la prima volta non portava la mascherina (in casa non lo devono fare se non vogliono) e la mia era quella chirurgica, non mi ha protetto al 100%, dato lo scambio ravvicinato che impone la mia professione. Non siamo sicuri che il Covid sia arrivato dal collega di mio marito, quando sono stati a contatto entrambi avevano la mascherina. Mio figlio invece pratica sport, cercano di mantenere la distanza ma non portano la mascherina, oppure potrebbe averlo contratto andando coi suoi amici al bar, dove al tavolo non indossano certo la mascherina. L’episodio del collega di mio marito ha fatto partire i controlli, non siamo sicuri da dove il virus sia entrato in casa nostra”.

A livello morale come sta vivendo la seconda positività?

“Non me lo aspettavo, ammetto. Sapevo che non c’erano evidenze scientifiche che dicevano che non ci si poteva ammalare una seconda volta, addirittura mia mamma ha sentito parlare di una persona che l'ha contratto per la terza volta, non so se sia vero. Cerco comunque di sdrammatizzare, cosa devo fare? Più che altro è tutto noioso, bisogna riorganizzarsi col lavoro, i ragazzi sono a casa da scuola, vanno avvisate tutte le persone con cui si è stati a contatto. Io e mio marito non abbiamo fatto andare in quarantena nessuno, abbiamo sempre frequentato tutti con la mascherina, ma parecchi amici di mio figlio invece devono stare a casa. È la parte peggiore, qualcuno ti fa anche sentire in colpa. D’altra parte non si può controllare tutto, soprattutto a diciotto anni. Se non chiudono i bar, è evidente che al tavolo non si tenga la mascherina…”

Sente di aver preso tutte le precauzioni possibili?

“Tutti i miei pazienti stanno bene, vuol dire che li ho protetti bene. E lo stesso è avvenuto la volta scorsa. Ero comunque stata a contatto con loro durante la fase di incubazione e non hanno contratto il virus, so di aver fatto le cose giuste”.

Ma sente che qualcuno non ha protetto lei? Ci dice di aver fatto tutto il possibile ma si trova positiva per la seconda volta…

“Certo, però che cosa posso fare? La mia dottoressa mi ha detto che dai test sierologici emerge che dopo tre mesi c’è una diminuzione degli anticorpi, dunque non era molto sorpresa”.

 Cosa chiederebbe al Governo?

“Penso che dobbiamo convivere col virus, tenere tutto sotto controllo non è possibile. Bisogna proteggere le persone più vulnerabili. Se viene contratto come successo a me da persone in buona salute è gestibile. Quel che non condivido è che non si rendano obbligatorie le mascherine alle medie. Molti docenti a loro volta non si sentono tutelati. Non si capisce perché i ragazzi, usciti da scuola, sui bus che li portano a casa debbano tenere la mascherina. Sono già abituati a averla sui mezzi pubblici o nei centri commerciali, hanno un’età dove si può farli ragionare. Io l’avrei resa obbligatoria almeno sino alle vacanze, per operare un contenimento. Si dice che i casi non sono sufficienti da giustificare l’obbligo, ma come facciamo a sapere quanti sono gli asintomatici? Ragionando così a mio avviso è difficile contenere davvero la diffusione”.

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