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Keystone/SDA/TiPress-Samuel Golay
Cronaca
31.05.21 - 15:150

Da sinistra è condanna alle ruspe. Zanini Barzaghi: "Mai condiviso la decisione di sgombero"

"Mi dissocio da questo operato superficiale e confido che si possa trovare pacificamente e con dialogo una via d’uscita", scrive. Sorpreso Bertoli, il PS condanna l'accaduto e a Lugano chiedono se tutti i Municipali e i Ministri sono stati informati

LUGANO - Quanto successo nel fine settimana a Lugano, con la demolizione dell'ex Molino, sta catalizzando l'attenzione di un intero Cantone, tra voci favorevoli e chi invece è arrabbiato e avrebbe voluto altre soluzioni. Il dialogo per i politici è ancora una via, anche se bisognerà capire se lo stesso vale per gli autogestiti, che non si sono mai seduti a un possibile tavolo di trattativa prima che le ruspe entrassero in azione. Dal canto loro, anche oggi scenderanno in piazza.

Il disaccordo da sinistra è evidente. La Municipale socialista Cristina Zanini Barzaghi ha detto la sua in un comunicato. "Gli avvenimenti di sabato notte e la versione dei fatti data dal Municipio necessitano una precisazione da parte mia. Non ho mai condiviso la decisione di sgombero dell’autogestione all’ex Macello, né prima, né ieri sera quando sono stata interpellata d’urgenza per telefono", ci tiene a precisare. "Mi sono adoperata ripetutamente per salvaguardare tutti gli edifici del comparto ex Macello, anche quelli occupati dall’autogestione. Invano ho chiesto il coinvolgimento dei servizi tecnici comunali del dicastero immobili. Non ho mai condiviso nemmeno la decisione di demolire una parte degli edifici, come ingiustamente affermato da alcuni. I servizi del dicastero immobili e la sottoscritta capodicastero erano completamente all’oscuro delle modalità dell’operazione di polizia: la decisione è stata presa di fretta nella notte senza consultazione di tutto il Municipio".

"Mi dissocio da questo operato superficiale e confido che si possa trovare pacificamente e con dialogo una via d’uscita, costruendo un nuovo progetto di autogestione e lasciando alle spalle la nefasta demolizione di muri pieni di emozioni", termina.

Anche il Consigliere di Stato del suo partito, Manuele Bertoli, è sorpreso. "Sono rimasto sorpreso da quanto successo. Non tanto dall’intervento allo stabile Vanoni, ma da quello all’ex Macello che non sembrava nell’ordine delle cose e dalla susseguente parziale demolizione, di cui non si è mai parlato. È il Municipio di Lugano che ha ordinato lo sgombero, dopo lo sfratto intimato secondo le procedure scelte. Noi lo avevamo reso attento della possibilità di creare una situazione nella quale per mesi o anni si potrebbe giocare al gatto e al topo, tra occupazioni e sgomberi", ha detto al Corriere del Ticino. "Da quanto risultava al Governo non c’era una previsione di sgombero del Molino".

Il Gruppo PS-PC in Consiglio comunale a Lugano con un'interpellanza ha chiesto se tutti i Municipali e tutti i Consiglieri di Stato siano stati avvisati (sottintendendo che i socialisti forse non lo sono stati...) e vuole sapere quando la società che ha fornito le ruspe è stata avvertita delle intenzioni. 

"Evidentemente il Municipio aveva già immaginato e pianificato questo scenario, questo esito: una demolizione non si improvvisa in due ore. Un gesto, quello della demolizione, che concretizza la volontà di fare “tabula rasa”, di cancellare con le ruspe una presenza che di fatto è parte integrante della realtà urbana. La pesantezza dell’intervento, anche per la sua natura programmata, finisce per togliere credibilità alle proposte di trattativa lanciate in extremis nei giorni scorsi da parte dell’esecutivo. Le scelte messe in atto non faranno che produrre frustrazione, esasperazione, rabbia: un clima funzionale a chi vuole esacerbare lo scontro. Siamo esterrefatti per la dimensione e la violenza dell’intervento repressivo e avviliti per la fine brutale di questo ciclo di storia dell’autogestione a Lugano", hanno invece commentato Verdi, Forum Alternativo luganesi e associazione AIDA.

Il PS aveva condannato lo sgombero con un comunicato a firma dei due copresidenti Sirica e Riget.

Di tutt'altra opinione invece le forze di destra, che avevano parlato di atto dovuto ed avevano esultato. 

Per quanto concerne i possibili spazi da destinare agli autogestiti, si parla del piano della Stampa.

 

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