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27.04.17 - 08:300
Aggiornamento : 19.06.18 - 15:43

Chernobyl, 31 anni dopo. "Non ci dissero niente per mesi, però pioveva ruggine e i bambini si ammalavano"

Un anno fa, in occasione del trentesimo dal disastro nucleare, ce lo facemmo raccontare da una signora ucraina. Vi riproponiamo la sua testimonanza

LUGANO - 30 anni fa (ora 31, ndr), il disastro nucleare di Chernobyl, oggi in Ucraina, sconvolgeva il mondo. Nuvole radioattive terrorizzarono tutta l'Europa, e cambiarono la vita di milioni, soprattutto, di bambini che vivevano in quelle zone, con danni incalcolabili ancora oggi. Abbiamo raccolto il ricordo di una signora ucraina residente in Svizzera, che a quei tempi si trovava ancora in Ucraina.

Cosa ricorda di quella notte?
"Io e la mia famiglia non abitavamo vicino, ma il fratello di mio marito era comandante in una caserma nelle vicinanze di Chernobyil. Nel 1986, lui e la sua famiglia vennero come ogni anno da noi in vacanza, e ricordo che arrivarono proprio il 25 aprile. Non c'erano i telefoni e quando c'era un allarme i funzionari dei comuni andavano di casa in casa. La notte del 26 fummo svegliati da qualcuno che bussava forte alla porta, sentii mio cognato parlare a bassa voce con qualcuno. Sembrava uno di quei film in cui si annunciava l'arrivo di una guerra! Lui ci disse che doveva tornare al lavoro ma senza spiegarci perché: a quell'epoca eravamo ancora sotto l'Unione Sovietica e per lungo tempo non sapemmo niente di quello che era successo. Però notavamo cose strane..."

Cioè? Che cosa succedeva di diverso?
"C'era spesso una pioggia che portava con sé della ruggine, che si depositava su tutte le piante, e non capivamo come mai. A quei tempi avevo un orto, e i cetrioli e i pomodori crescevano con della polvere gialla. I pomodori, specialmente, prima diventavano verdi, poi in una notte invece di maturare divenivano come bruciati. Mi ricordo che ne piantai tanti senza riuscire a farli maturare. Le mucche e i maiali nascevano deformati, i funghi nei boschi crescevano troppo grossi. Mia cognata mi disse solo dopo un mese che cosa era successo, e lei e i figli tornarono nella zona di Chernobyl dal marito. I miei nipoti ancora oggi hanno problemi alla tiroide e il sistema immunitario troppo debole a causa delle radiazioni".

Lei ha figli nati poco prima o poco dopo il disastro, aveva paura per loro?
"
Nel 1986 ero incinta del mio secondo figlio e mi fecero fare un sacco di controlli, senza spiegare perché, e non capivo. In quegli anni tutti i miei figli, che erano piccoli, hanno avuto qualche problema al naso, alla gola e alle orecchie, e solo ora capiamo che veniva tutto dalla radiazioni. La paura c'era, anche vedendo tanti bambini con problemi di salute".

Il mondo aiutò abbastanza l'Ucraina secondo lei?
"Noi non avemmo notizie di aiuti, il mondo ha fatto poco per Chernobyl. A partire dal 1991, quando crollò l'Unione Sovietica, avemmo più informazioni, ma di aiuti non sentimmo mai parlare. Il governo proponeva a gente del posto di andare a lavorare in zona per portare aiuti, e come ricompensa avrebbero pagato, per esempio, meno la luce e il gas oppure un terreno, o ancora avrebbero trovato un posto di lavoro migliore al ritorno, un po' come succede ora a chi va volontariamente in guerra contro la Russia"..

Com'è ora la vita a Chernobyl?
"Quando accadde il disastro, molte persone andarono via, e lì rimasero solo gli anziani che non volevano lasciare casa loro. Il paese ora di fatto non esiste più, è tutto bruciato, come dopo un incendio. Però 5 milioni di persone vivono in zone pericolose. Nel 1986 e negli anni successivi, vedendo quell'enorme nube, tanti traslocarono dalle campagne creando nuove città e spopolando i paesini, ma la nube c'era dappertutto. Ha raggiunto per esempio la Bierolussia, e i bambini di quella zona ancora oggi hanno enormi problemi. Conosco una bambina di circa 5 anni che due volte all'anno viene ospitata da una famiglia italiana, presso cui fa dei controlli medici".

Se non sapevate nulla del disastro, non potevate neppure prendere accorgimenti come trattare in modo diverso il cibo...
"Vedevamo che i pomodori non crescevano e che quel poco che veniva dall'orto era strano, ma non sapevamo perché, per cui alla fine lo lavavamo magari in modo più accurato e lo mangiavamo. Certo che ora si dà una spiegazione al perché molti bambini erano ammalati, e se ci avessero detto all'epoca che cosa succedeva magari ora sarebbero più sani...".

Paola Bernasconi
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