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07.03.17 - 11:300
Aggiornamento : 19.06.18 - 15:43

Sant'Anna e Il Caffé, la battaglia continua. "Nemici della libertà di stampa sono coloro che ne abusano"

Il Procuratore pubblico Antonio Perugini ha emesso quattro decreti d'accusa contro altrettanti giornalisti del settimanale, che resta fermo sulle proprie posizioni. E la clinica replica

SORENGO - Continua la battaglia a distanza fra il settimanale Il Caffè e la clinica Sant'Anna di Sorengo. Come noto, da mesi il domenicale pubblica articoli sul caso Rey, l'errore medico che ha portato una paziente a vedersi amputare i seni quando non era necessario, a causa di uno scambio di pazienti. Da lì, una serie di domande, sulle procedure e sulla sicurezza nelle sale operatorie. La Clinica a un certo punto ha denunciato quattro giornalisti, e Il Caffè ha reagito parlando di censura e invocando la libertà di stampa. Il procuratore pubblico Antonio Perugini, sostanzialmente, ha dato ragione a Sant'Anna, firmando quattro decreti d'accusa. Il direttore della testata, Lillo Alaimo, viene accusato di "ripetuta diffamazione", e "concorrenza sleale" poiché (e vengono citati gli esempi) avrebbe ricostruiti i fatti in modo parziale, amalgamando fra loro eventi diversi, avrebbe esagerato l'importanza di alcuni episodi, suggerito nessi di casualità non provati, utilizzando mere casualità temporali, ipotizzando comportanti non corretti e rafforzando il tutto con grafiche e titoli fuorvianti. Per il vicedirettore Libero D’Agostino, il caporedattore Stefano Pianca e la giornalista Patrizia Guenzi, la procura si è limitata all’accusa di "ripetuta diffamazione": a tutti e quattro viene rimproverato di sollevato dubbi su un possibile favoreggiamento al dottor Rey, sulla sicurezza dei pazienti ed anche su alcune fatturazioni, mentre la concorrenza sleale di Alaimo nasce dall'aver denigrato prezzi, prestazioni e relazioni della Clinica. Ovviamente, il giornale e la clinica hanno commentato in modo molto diverso i quattro decreti. "Nei decreti di accusa  non si contestano errori al Caffè, per cui sorgono spontanee alcune domande", si legge nell'edizione di ieri. Domande, guarda caso, sui temi contestati, ovvero l'aver taciuto l'errore medico, le organizzazioni interne, l'addio di un infermiere che aveva denunciato la situazione, e le fatturazioni, su cui "il Caffè ha solo riportato i dubbi avanzati in un’interrogazione parlamentare, cercando risposte anche tra alcuni esperti nazionali". L'articolo, in cui si nota una fermezza sulla proprie posizioni, ha fatto arrabbiare la Clinica, che ha emesso un comunicato stampa, allegando la copia dei quattro decreti d'accusa (esaminabili peraltro già sul sito del Caffè, che tramite il suo legale ha fatto ricordo). "Da mesi “Il Caffè” ripete ai lettori che è accusato di “aver detto solo la ne verità” e/o di aver “scritto troppo”. I decreti di accusa del magistrato smentiscono queste affermazioni vittimistiche con quattro decisioni chiare che elencano dettagliatamente, in oltre 10 pagine e citando articoli apparsi in 9 edizioni del domenicale sull’arco di due mesi e mezzo, gli errori, le strumentalizzazioni, le imprecisioni fuorvianti e le ipotesi malevole di cui si è reso colpevole il giornale. Sono le stesse che vengono ripetute negli articoli di oggi, dimostrandosi quei giornalisti anche del tutto incapaci di riconoscere i propri errori. Altro che “verità”: diffamazione intenzionale!", si legge. "Per difendersi e suscitare sostegno, oltre a ripetere di aver “riportato solo verità scomode”, “Il Caffè” evoca da settimane un deliberato attacco alla libertà di stampa. In realtà, i soli nemici della libertà di stampa sono coloro che ne abusano andando oltre i limiti fissati dallo Stato di diritto. La Clinica Sant’Anna non ha mai preteso compiacenza né trattamenti di favore. Rispetta la libertà di stampa come anche il giornalismo d’inchiesta; ma questo quando la legge e la verità n on vengono violate! L’evidente scopo ultimo dell’accanimento giornalistico de “Il Caffè” era mettere in dubbio la qualità e la sicurezza delle cure mediche fornite dalla clinica (e più in generale dal settore sanitario privato)", prosegue la nota, che termina mettendo in evidenza come i quattro decreti d'accusa "riconoscono indirettamente alla direzione della Clinica e al suo personale di avere agito e di agire tuttora nel rispetto delle regole e nel solo interesse dei pazienti". Una battaglia, insomma, probabilmente ancora lunga, tra un errore medico, la libertà di stampa, la sicurezza dei pazienti ed anche la Magistratura.
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