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23.07.22 - 15:420

Brenno Martignoni: Gianni Versace, ritratto di un’icona di stile a 25 anni dalla morte

La straordinaria ascesa e la tragica fine dello stilista che “aveva saputo scuotere la moda, elevandola ad arte e poesia”

di Brenno Martignoni Polti

Tra i più rivoluzionari di tutti i tempi. A lui il merito di aver saputo scuotere la moda. Con un salto di livello. Elevandola. Arte e poesia. Già un quarto di secolo. Venticinque anni. Da quel 15 luglio 1997. Giovanni Maria, detto Gianni, Versace. Era nato il 2 dicembre 1946 a Reggio Calabria. “Reggio è il regno dove è cominciata la favola della mia vita: la sartoria di mia madre, la boutique d'Alta Moda. Il luogo dove, da piccolo, cominciai ad apprezzare l’Iliade, l’Odissea, l’Eneide, dove ho cominciato a respirare l'arte della Magna Grecia.”
Parole sue. Di febbraio1982.
Un’ascesa straordinaria. Terminata tragicamente a Miami Beach. Davanti alla sua villa. Casa Casuarina. Immobile di prestigio. Del 1930. Affacciato sull’oceano. A quanto sembra, tra le mura, custodisce una capsula del tempo. Gianni Versace era solito recarvisi con Antonio D’Amico. Ex modello. Compagno di vita. Per le sue iniziative pubblicitarie e le sue sfilate Gianni Versace ha sempre fatto capo ai fotografi più celebri. Così come alle modelle più quotate.
In questo modo, divenendo indubbio artefice del fenomeno delle top model. Quali. Naomi Campbell, Claudia Schiffer, Carla Bruni. Non solo. In stretto contatto con Elton John, nell’aiutare la sua fondazione di ricerca sull’AIDS. Versace era molto legato alla Principessa Diana, venuta a mancare, anch’essa, poche settimane dopo. Tornando al 15 luglio. Erano le 8.46. Due colpi di arma da fuoco all’atto di inserire la chiave nella serratura della propria abitazione. Il primo alla nuca. Il secondo al volto, quando era ormai riverso a terra. A immediato soccorso, proprio Antonio D’Amico. Ma non c’era già più nulla da fare. Alle 9.20, al Jackson Memorial Hospital, il decesso. A 50 anni. Fascicolo affidato al detective Paul Markus. Le indagini, fin da subito, disarticolate. Casa Casuarina. Tra le più fotografate degli Stati Uniti. Preceduta solo da Casa Bianca e Graceland di Elvis Presley. L’assassinio venne ascritto a tossicodipendente, dedito a prostituzione omosessuale. Sospettato di altre morti violente. Nella lista FBI, dei ricercati pericolosi. Braccato e alle strette. Si toglierà la vita, qualche giorno dopo, prima di potere essere arrestato. Le motivazioni rimangono un mistero. Forse, gelosia. Verso la vittima. Icona gay. Le esequie, il 18 luglio 1997, nella chiesa di St. Patrick a Miami. Un’ulteriore celebrazione. Il pomeriggio del 22 luglio, al Duomo a Milano. Tra chi c’era. In avamposto. Gli inseparabili. Naomi Campbell, la principessa Diana. Elton John, Sting. Poteva sembrare una delle sue sfilate. Invece, era l’estremo saluto. Tra le innumerevoli produzioni, sui palcoscenici internazionali. Costumi di scena. Opera. Teatro. Danza. Nel 1987. A inizio giugno. Gianni Versace aveva seguito in Russia il coreografo Maurice Bejart. Per il quale aveva disegnato i costumi del "Balletto del XX secolo". Diffuso in mondovisione da Leningrado, per il programma "The white nights of dance". L’anno prima, nel 1986, era stato insignito del titolo di Commendatore della Repubblica dal Presidente Francesco Cossiga. Di lui, la magistrale sintesi del regista Franco Zeffirelli. “Con la morte di Versace l'Italia ed il mondo perdono lo stilista che ha liberato la moda dal conformismo, regalandole la fantasia e la creatività." Calzante. A perfezione.

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