ticinolibero
Svizzera
25.04.16 - 21:160
Aggiornamento : 19.06.18 - 15:43

UDC senza donne, partito maschilista? «Le donne non sono una minoranza»

Due chiacchiere con la granconsigliera Lara Filippini. Il nuovo presidente nazionale, le quote rosa, e la svolta a destra in Austria e Serbia

BELLINZONA - La destra avanza alla grande in Austria e in Serbia, l'UDC nazionale ha un nuovo presidente, ma non ha più la sua sezione femminile. Ne parliamo con Lara Filippini, granconsigliera democentrista. La destra vince in Austria e avanza anche in Serbia, come possiamo leggere questi risultati? Dopo la Germania, un altro paese sceglie la destra, si spiega solo con la preoccupazione per i migranti o c'è altro? E cosa cambia in Europa? «Non c’è da stupirsi che la destra avanzi un po’ ovunque, perché le popolazioni europee in generale sono stufe di questo lassismo dei propri governi, soprattutto in materia di gestione dell’immigrazione. La tendenza tipicamente sinistroide dei governi contemporanei a favorire vieppiù l’immigrazione selvaggia, sta riducendo le nostre risorse a tal punto che si è costretti a trascurare i diritti, ma sempre più anche le necessità, degli autoctoni per salvaguardare gli interessi di persone la cui presenza è considerata – e a ragione – parassitaria e ingiustificata da gran parte della popolazione. L’impotenza delle autorità di fronte all’immigrazione selvaggia in atto e il sistematico cedimento a qualsiasi pretesa – per quanto assurda essa sia – di immigranti che dell’ospitalità hanno un concetto a senso unico (solo diritti, nessun dovere), non fanno che esasperare dei sentimenti ostili a tutto e a tutti che solo pochi decenni fa sembravano non esistere più. Ammesso - e non concesso, i motivi di scetticismo non mancano - che l’Unione degli Stati europei sotto l’unica bandiera dell’UE abbia salvaguardato il continente dal pericolo di guerre, sta preparando il terreno a un conflitto di invalutabili dimensioni che scoppierà quando le popolazioni autoctone saranno veramente ridotte alla fame. Ma a preoccuparsene sembra che siano solo i partiti di destra. Ben venga allora la loro avanzata». Contenta della scelta, anche se scontata, di Rösti? Lo vede come un presidente attento al Ticino? Sembra voler, a livello nazionale, prediligere la continuità... «Perché scontata? Io non la trovo affatto scontata la scelta di Albert Rösti. È normale che un presidente a fine mandato indichi una persona che – con la sua propria linea – possa guidare un partito a livello nazionale. Scegliere un presidente non è mai una cosa semplice, in particolar modo poi quando si tratta di un presidente nazionale che deve avere a che fare con le diverse sezioni cantonali e sapere gestire e capire le diverse sensibilità regionali. Rösti è la persona giusta al posto giusto e il fatto che non vi siano state altre candidature significa solo che c’è stata un’unità di visione su chi dovesse essere il nostro nuovo presidente. Continuità significa anche consolidare quanto fatto finora e concretizzare maggiormente la nostra politica, perché questo è ciò che i nostri elettori si aspettano dal nostro partito. Conoscendo personalmente Rösti, posso dire che è una persona molto disponibile e che è e sarà molto attento al Canton Ticino e alle sue problematiche, tant’è che mi ha ribadito che non appena gli sarà possibile verrà nel nostro cantone». L'UDC nazionale ha abolito la sezione femminile, d'accordo? La leggiamo come un passo avanti (le donne sono rappresentate e dunque non hanno più bisogno di una loro sezione) o indietro (il tema non interessa)? «Sì, sono d’accordo, in comitato centrale ho votato a favore dell’abolizione di questa sezione e con me altre donne presenti alla riunione. Ho sempre sostenuto e continuerò a farlo che sono contraria alle quote rosa nei diversi gremi, e così anche all’interno di un partito. Non è una decisione frutto del momento, ma di una decisione maturata nel tempo, tant’è che già l’ex presidente della sezione femminile propose in comitato la chiusura di tale sezione. Molti ritengono l’UDC un partito maschilista, ma credo invece che sia l’idea di considerare le donne come una “minoranza” da tutelare, la vera essenza del maschilismo. Non ho mai avuto la sensazione, né a livello cantonale né nazionale, di avere minore spazio rispetto ad un uomo, perché credo che siano ancora le proprie capacità e il proprio lavoro a differenziare una persona e non il proprio genere. Prova ne è che nel nostro partito diverse donne ricoprono ruoli chiave, infatti se una donna è valida, saprà emergere comunque».
TOP NEWS Svizzera
© 2020 , All rights reserved


Stai guardando la versione del sito mobile su un computer fisso.
Per una migliore esperienza ti consigliamo di passare alla versione ottimizzata per desktop.

Vai alla versione Desktop
rimani sulla versione mobile