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Svizzera
09.08.16 - 12:250
Aggiornamento : 19.06.18 - 15:43

«Con Beznau, rischiamo un incidente nucleare come quelli di Chernobyl e Fukushima»

Parla Matteo Buzzi del comitato “Sì all’uscita dal nucleare" . «Puntare sulle energie rinnovabili salverebbe posti di lavoro in Ticino, anche se con ogni probabilità i partiti borghesi saranno contro di noi»

LOCARNO - Una Opel Olympia risalente allo stesso anno in cui è stata aperta la centrale di Beznau, per mostrare come la tecnologia è superata e che è ora di pensare a qualcosa di nuovo a livello energetico. Ne abbiamo parlato con Matteo Buzzi, del comitato “Sì all’uscita dal nucleare".Ci spiega cosa significa il parallelismo con l'auto?«Sia l'auto che la centrale risalgono al 1969. Da un lato c'è questa auto piuttosto vetusta che a suo tempo era un gioiello della tecnica ma ora non può circolare perché non ha i sistemi di sicurezza di un'auto del giorno d'oggi, dall'altra la centrale che risale agli anni '60 però che secondo il gestore dovrebbe ancora funzionare per diversi anni».Quali sono i pericoli maggiori legati alla centrale di Beznau? Anch'essa era all'avanguardia ai tempi ed ora è vetusta e superata?«È la centrale più vecchia al mondo e una delle più pericolose sul pianeta. Nel contenitore pressurizzato sono stati identificati mille punto deboli che potrebbero in caso di situazioni particolari creare problemi e dare origine a un incidente atomico. Con questa tecnologia non si può scherzare, basterebbe un incidente di media gravità per rendere buona parte dell'Altipiano svizzero inabitabile. è troppo pensare a un possibile evento tipo Chernobyl o Fukushima? Potrebbe capitare anche in Svizzera, con questo tipo di centrali non più in funzione da nessuna parte al mondo. Gli incidenti successi non erano preventivabili, e l'imprevedibile può sempre accadere, penso a un'alluvione o a un terremoto più forti del normale che stravolgerebbero tutti i piani di sicurezza di una centrale già obsoleta». Non possono essere effettuati interventi per renderla più moderna?«Di per sé no perché la parte centrale del nucleo, col reattore, non può essere sostituita. A livello di energie di emergenza e di sistemai di raffreddamento esterno si può fare qualcosa, ma il centro non può essere toccato essendo la parte più radioattiva e dunque più pericolosa. Gli interventi esterni sono molto costosi e visti i bassi prezzi della corrente sul mercato sarebbero degli investimenti, dal nostro punto di vista, completamente senza senso. Investiamo nell'energie rinnovabili, otterremmo molto di più anche in ottica futura, dato che una centrale come Beznau non potrà funzionare all'infinito, nonostante le intenzioni del gestore».Avete parlato di prezzi e di crisi del settore energetico, che ruolo possono avere le energie rinnovabili per uscirne da questa situazione?«A livello europeo c'è un problema di sovrabbondanza elettrica, dovuto soprattutto al fatto che una grossa fetta delle centrali che producono energia sporca non sono state ancora chiuse, penso a quelle a carbone e nucleari, due tipo di vettori energetici che stanno saturando un mercato dove stanno d'altro lato esplodendo le energie rinnovabili come fotovoltaico e eolico. Essi sono talmente a buon mercato che fanno concorrenza in modo spietato alle vecchie energie sporche. Esse erano definite "galline dalle uova d'oro", ora sono in perdita dato il prezzo basso dell'energia. Anche per salvare l'idroelettrico ticinese dobbiamo uscire al più presto da queste centrali sporche, pericolose per la sicurezza e l'ecologia».Siete quasi tutti ecologisti, ma i temi ambientali restano sullo sfondo rispetto a quelli economici e di sicurezza, giusto?«Direi prevalgono i motivi di ordine economico. Se si guarda al futuro bisogna fare questa svolta energetica, che sarà molto redditizia per creare posti di lavoro in Svizzera, soprattutto nelle zone periferiche. Se in Ticino riusciamo a salvaguardare il settore idroelettrico, avremmo salvato diversi posti di lavoro. E per quanto riguarda la sicurezza, ci si interroga molto su fenomeni quali il terrorismo dimenticando che c'è una sicurezza nucleare che andrebbe garantita per far sì che il popolo svizzero possa dormire sonni tranquilli: invece con queste tre centrali così vetuste il rischio è maggiore che altrove».Il parallelismo è stato efficace dal punto di vista comunicativo?«Secondo me sì, perché al di là di chi percepisce un certo fascino in queste tecnologie vecchie, fa vedere come nessuno si sognerebbe al giorno d'oggi viaggiare con un'auto del genere tutti i giorni, mentre la centrale funziona giorno e notte. Il parallelismo ha aperto gli occhi, bisogna essere al passo coi tempi, soprattutto se si parla di tecnologie pericolose».Politicamente, chi vi sosterrebbe in Ticino?«A livello ticinese non è ancora stato affrontato nel dettaglio il tema ma in Consiglio Nazionale e agli Stati tutti i partiti borghesi, ovvero PLR, PPD, UDC e Lega, hanno massicciamente bocciato l'iniziativa quando è stata votata, dunque si esprimeranno probabilmente in modo contrario, a parte magari qualche singolo deputato che si svincolerà. L'iniziativa è stata sostenuta solo da sinistra, Verdi e Verdi Liberali e dunque come base di partenza non è favorevole a noi, ma i nostri argomenti sono forti e gli aspetti economici sono sempre più importanti. Sono ottimista, anche se lo scacchiere politico per ora è ostile».
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