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TiPress/Alessandro Crinari
Federali 2023
23.10.23 - 10:430

UDC, Lega, PS e Verdi: l’analisi di Pelli e Ritzer sul voto per le Federali

I direttori del Corriere del Ticino e de LaRegione commentano i risultati delle urne

LUGANO - BELLINZONA - Vincitori e vinti, in una tornata elettorale che ha portato ben poche sorprese, erano in gran parte già annunciati. Di seguito, le analisi in sintesi di Paride Pelli, direttore del Corriere del Ticino, e di Daniel Ritzer, direttore de La Regione, sul voto di ieri per le Federali.

Così Paride Pelli commenta gli esiti delle urne.

Exploit UDC, comunicazione chiara e convincente                                                                                                                     

“L’exploit dell’UDC era nell’aria, ma si è imposto con la certezza dei numeri”, esordisce nel suo editoriale di stamani il direttore del CdT Paride Pelli. “Scavalcando per la prima volta la Lega all’interno della congiunzione di destra, i democentristi si sono accaparrati anche un secondo seggio - oltre a quello di Piero Marchesi - con Paolo Pamini che prende il posto lasciato libero dall’esponente de Il Centro, Marco Romano”.  I temi sono i classici “cavalli di battaglia” dell’UDC: “il problema dell’immigrazione, la sicurezza sociale, la neutralità della Confederazione, in un momento in cui i conflitti bellici sono tornati prepotentemente sulla prime pagine dei giornali, e non da ultimo l’esigenza di una transizione ecologica moderata”. Su tali questioni, la comunicazione elettorale dell’UDC - afferma Pelli -  è stata “diretta, e ha saputo trasmettere una volontà decisionale e una chiarezza di vedute che hanno infine convinto gli elettori”.

Lega, la débacle continua. Urge una riflessione                   

La Lega dei ticinesi continua a perdere voti in modo preoccupante, “con un netto arretramento percentuale rispetto al 2019 e dopo i forti scricchiolii già avvertiti nelle Cantonali dello scorso aprile”, scrive ancora il direttore del CdT. Si rende necessaria, per il movimento di via Monte Boglia, una “profonda riflessione” in vista delle comunali 2024, vero banco di prova per i leghisti.

Arretramento dell’”onda Verde”: comunicazione “ansiogena” in un contesto già pieno di problemi

Anche l’evidente arretramento dei Verdi ticinesi suscita le riflessioni del direttore Pelli. Se nel 2019 l’ondata verde – uno “tsunami”, come l’aveva definito il CdT - aveva fatto guadagnare ai Verdi uno storico seggio al Consiglio nazionale, a questo giro è andata diversamente, sebbene Greta Gysin sia stata comodamente confermata, al pari del socialista uscente, Bruno Storni. “Nonostante un programma di assoluta attualità, con una sensibilità climatica e ambientale ormai dilagante, i Verdi hanno perso per strada un’importante fetta del loro elettorato. Certi estremismi nella comunicazione - molto ansiogena - dei loro temi, soprattutto nell’ultimo anno, già carico di suo di (altri) problemi, hanno fatto migrare i voti verso altre liste”.

Il ballottaggio

Nella corsa agli Stati, Marco Chiesa - presidente nazionale UDC e vero vincitore della giornata elettorale di ieri - sembra il gran favorito dai pronostici, “a meno che i leghisti non gli voltino le spalle sul più bello”, sottolinea Pelli. Insieme a lui, il centrista Fabio Regazzi e il PLR Alex Farinelli si giocheranno i due seggi ticinesi disponibili alla Camera Alta. Da osservare, comunque, anche Greta Gysin e Amalia Mirante, che si conferma “una realtà nel nuovo panorama politico” conclude il direttore del CdT.

 

Dalle pagine de La Regione, Ritzer analizza il quadro dal suo punto di vista

Vittoria UDC: nessuna sorpresa, terreno fertile per la destra populista

“Trovare un qualche merito nella campagna a sfondo razzista del primo partito svizzero appare un esercizio sterile”, scrive Ritzer. “Piuttosto andrebbero ricercati i motivi che fanno sì che certi discorsi facciano breccia nella popolazione. Sembrerebbero essere le gravi difficoltà socioeconomiche che vive una buona parte dell’elettorato a rendere la vita facile ad alcune soluzioni semplicistiche”, commenta il direttore de La Regione. “Non può neanche essere considerato un caso il fatto che sia stato scelto proprio un ticinese alla testa del partito a livello nazionale; Cantone di frontiera, direttamente confrontato col fenomeno migratorio, e in cui il livello dei salari soffre una pressione al ribasso derivante dal dumping parecchio diffuso legato all’abbondante offerta di manodopera frontaliera…si dimostra (ancora) terreno fertile per le idee della destra populista”, conclude Ritzer.

PS alla finestra, strategia da rivedere

Dal canto suo il Ps il 19 novembre sarà costretto a seguire il ballottaggio “in qualità di spettatore, dopo aver rinunciato mesi fa a difendere il seggio con la candidatura migliore, ovvero quella dell’uscente Marina Carobbio”, commenta il direttore Ritzer. “L’ex ‘senatrice’, oggi direttrice del Decs, è stata la ‘carta’ che la dirigenza socialista ha scelto di giocarsi alle Cantonali di aprile per garantire una presenza progressista ‘forte’ nell’esecutivo cantonale. Peccato però che fino a oggi Carobbio non abbia trovato il tempo per dissociarsi dalla manovra di rientro presentata nei giorni scorsi dal governo (e che il suo partito intende contrastare). Per non parlare del magro risultato di Storni – e l’ottima performance della Mirante – alle elezioni per il Consiglio degli Stati. Alla faccia della strategia”.

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