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TiPress/Alessandro Crinari
Tribuna Libera
07.12.22 - 11:200

Paolo Caroni: 30 anni dopo il voto sullo Spazio economico europeo: "Il tempo ha smentito le Cassandre"

"Avevo 21 anni nel 1992 ed ero agli studi universitari a Ginevra. Eravamo praticamente solo in due contrari all’adesione allo SEE: uno romando ed il sottoscritto!"

di Paolo Caroni *

Avevo 21 anni nel 1992 ed ero agli studi universitari a Ginevra. Mi ricordo perfettamente il periodo precedente il fatidico voto del 6 dicembre 1992 data in cui il popolo svizzero doveva decidere l’adesione o meno allo Spazio Economico Europeo (SEE). Durante le pause dei corsi, nei caffè e nel tempo libero capitava regolarmente di dibattere sull’imminente votazione. Pure mi ricordo perfettamente che tra gli studenti universitari eravamo praticamente solo in due contrari all’adesione allo SEE: uno romando ed il sottoscritto! Le discussioni erano accese e quali unici due studenti apertamente contrari, erano diventate un fatto quotidiano. Forse c'era qualche altro contrario, ma non si manifestava apertamente, vista la schiacciante maggioranza favorevole. Se si fosse votato solo nelle università romande ci sarebbe stato un plebiscito in favore all'adesione.

Poi, domenica 6 dicembre è arrivato il fatidico risultato: per soli 23’105 voti (su circa 3,5 mio di votanti, con un tasso record di partecipazione del 78.3%) il popolo svizzero ha detto no! Quel NO di 30 anni fa ha segnato in un certo senso la storia Svizzera. Termini come “Röstigraben” oppure “Neinsager” sono diventati di dominio comune.

Il lunedì successivo 7 dicembre all'università sembrava di essere in un altro mondo: volantini dappertutto che ventilavano addirittura l’idea di una scissione della Svizzera Romanda…

Ho ritrovato l’edizione speciale di lunedì 7 dicembre 1992 del giornale “Le nouveau quotidien” e – a trent’anni esatti da quel fatidico voto – rileggendo alcuni articoli mi rendo conto che il mio convincimento di votare NO allo SEE era tutt’altro che errato.

È interessante rileggere le previsioni funeste sul futuro della Svizzera pronunciate da alcuni esperti di politica e di finanza elvetica dopo il voto contrario. In prima pagina si legge "Questo voto fa precipitare il nostro paese in un isolamento estremamente grave. (…) La disoccupazione esploderà e le tensioni sociali accresceranno". Politici navigati si esprimevano con affermazioni come "Non esistono vere alternative allo SEE"…

Le previsioni degli esperti di economia parlavano di "indebolimento del franco svizzero" oppure titolavano "crollo della borsa", "aumento della disoccupazione". Rappresentanti dell'economia privata parlavano addirittura di una catastrofe “innegabile, il colpo sarà molto duro. Molti progetti immobiliari verranno abbandonati".

È interessante notare come tutte queste funeste profezie si sono rivelate sbagliate. I motivi esatti di questi clamorosi errori di valutazione possono essere molteplici. Sicuramente le caratteristiche della Svizzera - con un sistema economico relativamente liberale, un forte pragmatismo ed un sistema di democrazia diretta che permette un controllo diretto da parte del popolo nei confronti delle autorità -hanno permesso di sconfessare chi ci propinava l'Europa e lo SEE come unica possibilità di sopravvivenza. Anzi, a 30 anni dal voto, oso sostenere che la Svizzera se la sta cavando meglio della stragrande maggioranza degli Stati aderenti allo SEE, cosa che mi fa pensare che il "sistema svizzero" è lungi da essere datato e da rottamare (come vorrebbe farci credere una certa parte della politica). Insomma, il tempo ha smentito le Cassandre.

* candidato del Centro (PPD) al Consiglio di Stato

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