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Tribuna
08.12.19 - 09:330
Aggiornamento : 10:21

Destra e sinistra secondo Feltri: “I leghisti sono dei buzzurri che ragionano poco, mentre i progressisti sono di alto profilo?”

Il direttore di 'Libero' replica allo scrittore Michele Serra: "Cioè una massa enorme di individui che sono passati in un decennio dalla simpatia per il leninismo e similari a una sorta di affetto per il Carroccio"

MILANO - Vittorio Feltri disserta su destra e sinistra sul suo ‘Libero Quotidiano’. Rispondendo a un’opinione di Michele Serra pubblicata sul ‘Venerdì’ di Repubblica, Feltri sostiene che il successo della Lega di Salvini deriva sostanzialmente dallo spostamento politico dei voti ‘proletari’ dalla vecchia sinistra alla nuova destra. Riflessioni che si possono senza dubbio applicare anche per leggere il successo ottenuto in questi anni dalla Lega dei Ticinesi e, in generale.

 

“Riassumo brutalmente - scrive Feltri sull’analisi di Serra -. Secondo lui la destra raccoglie voti di elettori spesso di bocca buona, «che non stanno tanto a sottilizzare». La sinistra viceversa riceve consensi da persone più schizzinose, più esigenti. Però non dice che cosa costoro esigano. In parole più volgari ma forse meno vaghe, i leghisti sono dei buzzurri che ragionano poco, mentre i progressisti sono uomini e donne di alto profilo, sensibili e attenti alle reali necessità della società.

 

Può darsi che in queste affermazioni ci sia qualcosa di vero o verosimile. Tuttavia vorrei segnalare allo stimato Serra che la sinistra non è nata ieri, bensì trae origine dal vecchio e defunto Partito Comunista, sostenuto per anni da una folla quasi maggioritaria di modesti lavoratori privi di istruzione superiore, i cosiddetti proletari, che si affidavano al marxismo nella speranza di campare meglio e non avevano illusioni di tipo accademico. Sociologicamente, costituivano una massa simile a quella che attualmente dà fiducia e suffragi a Salvini.

 

Cioè una massa enorme di individui che sono passati in un decennio dalla simpatia per il leninismo e similari a una sorta di affetto per il Carroccio. Mi domando senza spirito polemico: se costoro erano bravi e intelligenti allorché tracciavano la croce sul simbolo del Pci, non possono essere diventati all' improvviso imbecilli poiché oggi preferiscono tracciarla in favore di Alberto da Giussano. Se sono cretini ora, lo erano pure ieri. È improbabile che abbiano subìto una tale negativa mutazione cerebrale nel giro di qualche lustro (…)”.

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