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01.02.17 - 21:150
Aggiornamento : 19.06.18 - 15:43

Delcò Petralli e la lunga strada a ostacoli verso il salario minimo. «Ma il Ticino ne ha sempre più bisogno»

Il Consiglio Federale con un messaggio ha dichiarato costituzionale "Salviamo il lavoro in Ticino" ma i problemi restano molti. Ne abbiamo parlato con la deputata verde. «Ticino, ecco cosa potresti fare»

BELLINZONA - Il Consiglio Federale ha ritenuto che l'iniziativa dei Verdi "Salviamo il lavoro in Ticino", per i salari minimi, è costituzionale. Un atteso messaggio, giunto oggi, ha consigliato al Parlamento di conferire la garanzia federale alla Costituzione rivista del Canton Ticino. Ostacoli superati? Come ci spiega Michela Delcò Petralli, ne rimangono ancora molti. Soddisfatta del messaggio? «Ero convinta che sarebbe arrivato, non c'erano dubbi che l'iniziativa è conforme alle leggi federali». Ora che ostacoli rimangono sulla strada dell'applicazione della vostra iniziativa? «C'erano fondamentalmente due cose da verificare. La prima era attendere la decisione di conformità dal Consiglio Federale, che ora sarà sottoposto al Parlamento, anche se non dovrebbero esserci problemi. L'altro elemento è stabilire la legge di applicazione, e i salari, sia a livello numerico sia di capire se va introdotto un salario minimo o differenziale. Il gruppo tecnico attende la sentenza del Tribunale Federale sul ricorso delle Associazioni Padronali del Canton Neuchâtel. Sostengono che il salario deciso dalla legge di applicazione supera le competenze dei cantoni, e dunque diventa un salario economico, quando il Cantone può decidere solo salari minimi sulla base delle leggi sociali». I tempi si allungano, dunque. «Ho già detto nella commissione tecnica che non voglio più attendere, si aspettava la sentenza già a inizio 2016. Voglio che il Consiglio di Stato esca con un messaggio, e auspico che avvenga prima dell'estate». E le sembra che la sua richiesta trovi d'accordo il Governo? «Intanto attendeva la garanzia federale. Il testo non può essere incorporato nella Costituzione cantonale prima della decisione del Parlamento, anche se non dovrebbero esserci ostacoli. Col Governo stiamo elaborando una legge d'applicazione aperta alle due possibilità: salario unico o differenziato. Per scegliere quest'ultimo bisognerebbe stabilire fin dove arriva la competenza del Cantone e dunque si è rimandati alla sentenza del Tribunale che stiamo attendendo». Paradossalmente, col salario minimo unico ci sarebbero meno difficoltà, par di capire. «Ci sarebbero altri problemi ma si andrebbe più spediti. Ci siamo dichiarati disposti ad andare in quella direzione se serve ad accelerare». Il Ticino ha sempre più bisogno di una legge di applicazione a "Salviamo il lavoro"? «Certo, non mi sembra che i casi di dumping siano diminuiti, anzi, continuano ad abbassarsi. Non si potrà avere un salario minimo da 5'000 franchi mensili ma per lo meno si mette una rete di salvataggio sotto la quale tutti i salari non potranno più andare. Si tratta di un paracadute. Cifre? Io spingerò per il massimo possibile. Anche lì bisognerà attendere la sentenza, a Neuchâtel hanno messo un minimo di 3'500-3'600, calcolato sui criteri usati per calcolare la rendita complementare AVS-AI. Se il Tribunale federale dicesse che è una cifra già fuori dalle competenze cantonali, diventerebbe tutto difficile. Ideale sarebbe che il Canton Ticino si facesse promotore di un'iniziativa alle Camere federali in cui chiede di allargare le competenze dei Cantoni». Crede che potrebbe esserci qualcuno interessato a presentarlo? «Dovrebbe avere il sostegno di tutti i partiti politici e di tutta la deputazione, se andassimo solo noi sarebbe dura. Se si vuole fare qualcosa per il Ticino sarebbe fattibile, non è impossibile, ma vedo male che gli ambienti padronali sostengano una cosa del genere».
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