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07.05.24 - 11:060

La frontaliera che smonta il mito del lavoro in Svizzera: “Non è tutto oro quel che luccica”

Una lettrice di Comozero mette in risalto il “lato oscuro” del frontalierato: “Esco alle 6 e torno alle 21, lavoro festivi e notturni, 100 km al giorno nel traffico. Tutto per poco più di uno stipendio italiano, che basta appena per sopravvivere”

COMO - Ancora storie di frontalieri, tema sempre attuale che suscita l’interesse (e le polemiche) di molti lettori. Stavolta riportiamo una testimonianza diversa dalle solite, che esaltano i super stipendi elvetici; una lettrice del portale Comozero.it ha raccontato la propria esperienza più “detrattrice”, dal suo punto di vista ovviamente, smontando il mito del lavoro in Svizzera retribuito profumatamente con tutti i vantaggi che ne seguono.

Nel suo intervento, di cui pubblichiamo ampi stralci, Alessandra Gambarini mostra da un’altra prospettiva cosa significa varcare ogni giorno il confine per uno stipendio dignitoso (ma fluttuante, come vedremo).

"Anziché pensare di recuperare con i nostri soldi le mancanze di una mala gestione dell’Italia sarebbe opportuno migliorare le condizioni di vita e di lavoro in Italia. Altrimenti i lavoratori continueranno a scappare, e non solo in Svizzera…"

"Chi ci vuole tassare non ha nemmeno preso in considerazione le fluttuazioni del cambio (nessuno ricorda il cambio di pochi anni fa a 0,60 o poco più..1000chf/600€?), i tagli di stipendi oltreconfine, etc etc… Solo doveri e niente diritti o quasi. Sì, certo, usufruisco della sanità italiana (CHE PAGO!) ma poi…? Non mi torna nulla...".

"Lavoro in Svizzera da 25 anni e per 17 anni ho percepito poco più di uno stipendio italiano. Ora lavoro nella sanità con orari spezzati: esco alle 6 e torno alle 21 (il tempo per cenare e andare a dormire poche ore) lavoro festivi e notturni, 100km al giorno e nel traffico. Vita sociale e familiare praticamente assente… E tutto questo per SOPRAVVIVERE! Vivo da sola e gli affitti nelle zone di confine arrivano anche a 900€ per nemmeno 40mq di casa e senza parcheggio in paesi dormitorio. Conosco tante persone che facendo i conti hanno rinunciato ad accettare un lavoro in Svizzera preferendo una qualità di vita migliore. Non è tutto oro quello che luccica…".

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