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01.06.22 - 18:460
Aggiornamento: 06.08.22 - 19:01

Casi letterari recenti: dall’ultimo romanzo di Dicker a…Wattpad

Dopo un decennio, arriva il terzo volume della trilogia dell'autore svizzero. La storia protagonista in libreria: da Falcone all'Ucraina, mentre Carofiglio con "Rancore" propone una visione disincantata della giustizia italiana

BELLINZONA - Sempre pronti a correre in libreria a ogni uscita, i lettori fedeli di un autore lo aspetterebbero anche per anni. È il caso dell’ultima fatica del ginevrino classe 1985 Joël Dicker, grande protagonista al prestigioso Salone del Libro di Torino col suo “Il caso Alaska Sanders”. Dopo un decennio, porta a termine la saga di Harry Quebert, capace di appassionare milioni di lettori, pronti a gettarsi sulle 600 pagine del nuovo romanzo. Così come tra il secondo volume della trilogia e l’ultimo sono passati dieci anni, nella trama si vola undici anni avanti, con una lettera anonima che riapre un caso chiuso. Dicker non delude con la sua tendenza all’introspezione psicologica. Non si tratta quindi “solo” di un sequel, anche se si troveranno tante risposte a quesiti rimasti aperti. È presto per dirlo ma è facile ipotizzare che la sua opera diverrà protagonista sotto l’ombrellone.

Ma senza dubbio anche l’attualità ha il suo peso in ciò che si sceglie di leggere. Si cerca spesso, infatti, di comprendere il mondo attraverso le letture. E in questo periodo, con la guerra in Ucraina, in molti vogliono saperne di più sul mondo russo. Vola così in cima alle classifiche “La Russia di Putin” della giornalista Anna Politkovskaja. Porta una visione poco rassicurante del colosso russo e in particolar modo del suo presidente. La tesi è che dietro la facciata della democrazia si nasconda ancora l’influenza del sovietismo. L’autrice non vuole rendere protagonista Putin, da lei ritenuto “un modesto ex ufficiale del KGB divorato da ambizioni imperiali”, sebbene pensi che in passato governanti con gli stessi tratti abbiano portato il paese alla tragedia. È un racconto più che un’analisi politica, scritto con tono scorrevole e accessibile.

Spesso nascono fenomeni letterari che dapprima spopolano su Wattpad e poi invadono le librerie. Si ricorderà la saga “After” di Anna Todd, per esempio. Da quattro mesi ormai nelle classifiche c’è Erin Doom, pseudonimo di una scrittrice italiana. Rappresenta forse l’emblema dell’influenza dei mezzi di comunicazione moderni sull’universo dei libri. Il suo primo romanzo infatti è stato spinto dal passaparola su Tik Tok. Non sorprende che il target sia quello degli adolescenti. Ma non è tutto. “Il fabbricante di lacrime” porta con sé un messaggio, quello delle seconde occasioni da cogliere. Sa indagare la psiche dei personaggi. Racconta di una rivincita cominciata in un posto buio, un orfanatrofio, con protagonisti con storie difficili alle spalle. Ora nelle librerie spopola un’altra opera della Doom, “Nel modo in cui cade la neve”.

Trent’anni fa moriva Giovanni Falcone, la cui vicenda è stata rielaborata in forma di romanzo da Roberto Saviano, un nome fondamentale nel panorama del giornalismo. Il libro parte dalle carte del tribunale, ampliando e romanzando la vita del magistrato. Si ricollega all’oggi per attualizzare una vicenda che ormai fa parte della storia italiana.

Un altro romanzo in classifica da tempo è “Rancore” di Gianrico Carofiglio. Conferma le doti dell’autore, abile nel tracciare magistrali ritratti dei suoi personaggi. Ha creato una sorta di versione di “Delitto e castigo” ambientata nel baronato universitario milanese. La protagonista è la stessa de “La disciplina di Penelope”, una ex PM che ha lasciato la toga. Perché questa decisone? Se nel precedente libro non si davano risposte, esse arrivano ora. Si scava nel passato sullo sfondo di una avvincente indagine. Carofiglio vuole mostrare una visione disincantata della giustizia italiana.

Non tradisce i suoi lettori neppure Isabel Allende con “Violeta”. Come di consueto, le vicende della protagonista, tra amore, odio, lacrime e gioia, si intrecciano a un secolo di storia. L’epopea si apre e si chiude con una pandemia: una concessione, evidente, all’attualità.

 

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