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Oltre L'economia
09.01.23 - 15:090
Aggiornamento: 10.01.23 - 11:02

Telelavoro dei frontalieri, la Camera di Commercio a Berna: “Urge una soluzione con l’Italia”

“Il brusco ritorno al regime fiscale ordinario il prossimo mese di febbraio crea una situazione di incertezza, che le aziende e i loro dipendenti vorrebbero evitare. Si raggiunga un accordo che permetta la continuazione oltre il 31 gennaio 2023”

LUGANO - La Camera di Commercio del Canton Ticino ha inviato oggi una lettera in materia di fiscalità dei lavoratori frontalieri alla Segreteria di Stato per le questioni finanziarie internazionali (SFI), nella persona di Daniela Stoffel, risollevando la questione del telelavoro e del relativo accordo amichevole concluso con l’Italia nel giugno 2020 che non verrà prorogato.

Nella missiva, firmata in via congiunta da Cc-Ti (Cristina Maderni), Aiti (Oliviero Pesenti), OCST (Renato Ricciardi) e UNIA (Giangiorgio Gargantini), si auspica un intervento tempestivo delle Autorità federali presso quelle italiane per concordare un regime, anche transitorio, che permetta la continuazione del telelavoro parziale oltre il 31 gennaio 2023. Ne pubblichiamo di seguito il contenuto integrale.

“Pochi giorni prima di Natale siamo stati informati che l’Accordo amichevole concluso con l’Italia nel giugno 2020 sul telelavoro dei frontalieri non verrà prorogato. Questo regime speciale finirà il 1°febbraio 2023. A partire da tale data si tornerà quindi al regime di imposizione usuale e in caso di telelavoro il frontaliere diventerà soggetto fiscale italiano anche per un solo giorno di attività in Italia. L’Accordo amichevole in materia fiscale e l’applicazione flessibile della soglia del 25% per l’assoggettamento alle assicurazioni sociali hanno introdotto regimi straordinari che hanno aiutato la nostra regione, e non solo, ad affrontare la difficile crisi sanitaria evitando al contempo effetti giuridici indesiderati, anche se le persone hanno di fatto lavorato in modo continuativo in Italia.

Il telelavoro praticato nel recente passato, oltre ad aver permesso la continuazione dell’attività economica, ha contribuito a ridurre, almeno parzialmente, il traffico e il relativo carico ambientale. Inoltre, il telelavoro è potenzialmente un utile strumento anche nell’ottica del risparmio energetico, tema, purtroppo, di strettissima attualità. È quindi con un certo stupore che le associazioni e i sindacati firmatari di questa lettera hanno appreso della decisione dell’Italia di porre fine con un solo mese di preavviso e senza soluzione transitoria, a questa situazione che ha portato benefici a tutti noi.

È ormai evidente che questa forma di lavoro, scoperta, suggerita e addirittura imposta, quale misura per contrastare i contagi, è diventata una modalità che aziende, lavoratori e lavoratrici potrebbero voler utilizzare anche in tempi ordinari e non solo di crisi. Prova ne è il recente accordo trovato proprio dalla Svizzera con la Francia sul telelavoro durevole dei frontalieri francesi.

Il brusco ritorno, senza fasi transitorie, al regime fiscale ordinario il prossimo mese di febbraio, crea una situazione di incertezza, che le aziende e i loro dipendenti vorrebbero evitare. Anche perché in materia di assicurazioni sociali, il regime speciale Covid è stato per contro già prorogato fino al 30 giugno 2023. Abbiamo quindi una chiara discrepanza tra i regimi fiscali e assicurativi, in relazione alla medesima persona e al medesimo lavoro. Inoltre, anche nel regime ordinario (quindi oltre le eccezioni concordate specificatamente per l’emergenza sanitaria) in materia di assicurazioni sociali è comunque già prevista una soglia del 25% (riferita al tempo lavorativo), al di sotto della quale la persona in telelavoro non viene mai assoggettata agli istituti previdenziali italiani.

Per questa ragione riteniamo importante che le autorità svizzere e italiane trovino celermente una regolamentazione più adeguata alla situazione, introducendo delle soglie di telelavoro durevolianche in ambito fiscale, idealmente parificandole a quelle assicurative. In tale contesto è poi importante che venga anche stabilito che il telelavoro nel limite delle soglie eventualmente concesse non può configurare stabile organizzazione con conseguenze fiscali anche per l’azienda medesima, e non solo per i dipendenti.

La soluzione potrebbe essere raggiunta per il tramite di un cosiddetto accordo amichevole tra le rispettive autorità fiscali, che non prevede le lungaggini procedurali invece applicabili alla ratifica degli accordi internazionali veri e propri. In tal senso va sottolineato che il problema non verrebbe nemmeno risolto in modo diretto e automatico dall’Accordo sulla fiscalità dei frontalieri attualmente in fase di ratifica da parte del Parlamento italiano. Innanzitutto, perché il medesimo entrerebbe in vigore al più presto nel 2024 e quindi evidentemente troppo tardi per risolvere un problema che si produrrà invece tra meno di un mese. Secondariamente perché lo stesso accordo prevede che per regolare il telelavoro le parti devono comunque trovare ancora un’intesa con procedura di amichevole composizione; ossia proprio quanto da noi suggerito.

In conclusione, le associazioni e i sindacati firmatari della presente chiedono alla Segreteria di Stato per le questioni finanziarie internazionali di intervenire senza indugio presso le autorità italiane, per i motivi elencati, al fine di concordare un regime, anche transitorio, che permetta la continuazione del telelavoro parziale (idealmente parificato alle soglie ammesse nel settore delle assicurazioni sociali) oltre il 31 gennaio 2023”.

 

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