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Cronaca
10.05.21 - 14:540

Vaccini, numero di dosi, tempo da attendere, farmaci monoclonali: il punto della situazione

De Rosa, Bianchi e Merlani hanno elencato numeri e sottolineato quanto il vaccino funziona. "Il virus circola ma i casi gravi diminuiscono: è sintomo che sta andando bene, guardiamo le case anziani"

BELLINZONA - Conferenza stampa di aggiornamento sulla situazione epidemiologica e sulla campagna di vaccinazione con Raffaele De Rosa, Direttore del Dipartimento della sanità e della socialità, Paolo Bianchi, Direttore della Divisione della salute pubblica eGiorgio Merlani, Medico cantonale.

De Rosa: "Presto apriremo agli over 16"

"Da alcune settimane i dati su contagi e ospedalizzazioni sono stabili, possiamo guardare con fiducia alle prossime settimane e anche alle possibili misure di allentamento del Consiglio Federale. Il virus non scomparirà da solo, dovremo conviverci ancora a lungo ma sappiamo come fare: limitiamo i contatti, manteniamo le distanze e una buona igiene delle mani, oltre alle mascherine. Bisogna testare e riconoscere quale test è opportuno svolgere a dipendenza della situazione".

"Ringrazio tutta la popolazione che nonostante la stanchezza mentale di questi lunghi mesi di pandemia sta rispettando le norme. Compresa la vaccinazione, che è la chiave di volta di questa pandemia, che ci permette di compiere passi avanti nel contenimento del virus. Il vaccino protegge veramente da questo virus e noi stiamo avanzando rapidamente nella campagna. Il ritmo è alto, siamo fra i Cantoni che vaccinano più rapidamente. Siamo a più di 20mila vaccinazioni la settimana, abbiamo superato le 150mila eseguite. 51mila persone hanno ricevuto entrambe le dosi, 54mila la prima".

"Nonostante abbiamo messo in moto la macchina adatta per vaccinare, i ritardi delle forniture ci hanno rallentato ma la risposta e la fiducia della popolazione sono rimaste alte. Ci auguriamo restino tali anche nelle prossime e decisive tappe".

"Abbiamo scelto di andare passo per passo nell'avanzamento della campagna per coinvolgere tutta la popolazione vulnerabile. Abbiamo una quota di vaccinazione di persone a rischio molto alte. In considerazione di questo andamento e delle forniture arrivate in questo mese siamo pronti ad aprire le vaccinazioni per gli over 45, da oggi sono aperte le iscrizioni, con i primi appuntamenti dal 18 maggio. La prossima tappa poi sarà l'apertura all'annuncio a chi ha più di 16 anni nelle prossime settimane".

"Ci tengo a ribadire e ricordare l'importanza del farsi vaccinare. La vaccinazione è efficace, sicura e fortemente raccomandata alla popolazione. Desidero rinnovare anche ai datori di lavoro l'invito alla flessibilità e alla disponibilità, decisive per confermare l'eccezionale dato di adesione alla campagna".

"Speriamo che da mercoledì ci possano essere degli allentamenti anche per quanto riguarda la ristorazione, con piani di protezione iper aumentati, nel settore del commercio al dettaglio e del numero di persone che potranno riunirsi. Siamo fiduciosi, visti i numeri". 

Bianchi: "Come siamo organizzati con le forniture"

"Il 14,5 della popolazione ha già ricevuto le due dosi. La crescita è dettata purtroppo dalla disponibilità del prodotto e non dalle capacità di chi vaccina. Questa settimana raggiungeremo il traguardo di un terzo della popolazione con almeno una dose ricevuta. Faccio notare come i tassi di adesione sono alti, anche nella categoria di chi lavora".

"Da questi giorni si riapre anche il centro di Tesserete. Gli appuntamenti sono disponibili sino al momento in cui abbiamo vaccini a disposizione, non vogliamo rischiare di dover annullare appuntamenti già presi, soprattutto per chi lavora. Per poter fissare altri appuntamenti, probabilmente a Giubiasco lo potremo fare abbastanza presto visto che Pfizer arriva più in fretta, dovremo aspettare la fine della settimana e l'auspicata conferma della fornitura di Moderna".

"La priorità negli appuntamenti, come funziona? A parità di categoria d'età chi si iscrive per primo avrà l'appuntamento prima, altrimenti in un'ottica di salute pubblica e di protezione migliore per chi può avere conseguenze più gravi, ricevono l'appuntamento prima i più anziani, secondo le fasce".

"L'apertura ai 16enni che vorremmo fra poco è organizzativa. Iscriversi e poi avere l'appuntamento dopo due mesi genera frustrazione. Andando a classi di età è chiaro come si verrà chiamati, non sappiamo se quando apriremo le prenotazioni anche ai sedicenni ci sarà ancora una divisione per classi".

"Con Pfizer abbiamo avuto circa 75mila dosi, con una fornitura di 18mila dosi mensili. Abbiamo avuto problemi all'inizio, abbiamo dovuto spostare diversi appuntamenti. Fornirà con questo ritmo fino a giugno, poi con ritmo minore fino a settembre, tenendo presente che bisogna stare attenti a come confermare. Di Moderna abbiamo ricevuto 100mila dosi. Vengono fornite ogni due settimane, un paio di settimane fa abbiamo avuto dei ritardi, con una prima fornitura solo del 20%. C'è qualche incognita, la conferma che sono in arrivo in Svizzera arriva solo qualche giorno prima".

"Tutto ciò ci ha portato a cambiare la strategia sulle dosi che abbiamo. Prima ci hanno chiesto dalla Confederazione di usare tutte le dosi, anche le seconde, poi ci è stato chiesto di frenare e di essere solidali con gli altri Cantoni. Ora in 15 giorni dovrebbero arrivare 54mila dosi e la Confederazione in maniera sempre più pressante chiede di far affidamento sulle dosi che arriveranno. Se dovessimo tenere fisicamente congelate le seconde dosi per la necessità di queste settimane, avremo 60mila dosi in congelatore, in un momento in cui abbiamo disponibilità e interesse, sia di salute pubblica che della popolazione. Il ragionamento fatto, per non scivolare indietro nella classifica dei più virtuosi, è l'accantonamento di due settimane. Gli inconvenienti? Se una dose dovesse giungere in ritardo di qualche giorno o in numero minore pareremmo il colpo, interrompendo i nuovi appuntamenti. In caso di un problema maggiore, ma sono problematiche nazionali e internazionali, si dovrebbero spostare degli appuntamenti. Abbiamo pensato che il rischio così è calcolato".

Merlani

"Tra le persone in questa sala che stanno parlando, dovrei essere il primo a ricevere l'appuntamento, essendo il più anziano. È un algoritmo a stabilirlo. Dai 45 ai 16 anni probabilmente poi non si terrà più conto".

"Segnalate gli auto test positivi: se non lo si fa, si perdono anche alcune questioni come il non dover più fare quarantene e poter viaggiare con più facilità. Il virus circola ancora, il messaggio più positivo è però che malgrado la sua circolazione discreta l'impatto a livello di complicazioni è fortemente diminuito. Lo abbiamo visto nelle case anziani, già tra la prima e la seconda dose i numeri stavano controllando, il che ci ha permesso di allentare le misure. È la prova che la vaccinazione funziona, sia negli anziani che negli over 65 e altre fasce. Vediamo molte meno persone vaccinate che vengono ricoverate".

"Se tutti si vaccinano insieme possiamo tornare a una maggior libertà. Penso che tutti sono un po' stufi di pensare agli altri, allora pensiamo a noi stessi. Se vi vaccinate rischiate meno di ammalarvi, di avere un Long Covid. Siamo stati a casa per proteggere le persone vulnerabili, che ora sono vaccinate, adesso pensate tutti a voi stessi e vaccinatevi per tornare anche a una maggiore libertà".

"Se una persona fa una dose, oppure due, se ha già fatto il Covid non ha rischi di avere malattie particolari o effetti collaterali. È una questione di scelta che si può fare, dato che uno studio dimostra che chi ha avuto il Covid dopo una sola dose produce lo stesso numero di anticorpi di chi non lo ha fatto e riceve due dosi. Si tratta solo di limitare il consumo di dosi, non c'è alcun pericolo e non serve fare il test. Chi si è ammalato non deve fare il vaccino prima che siano passate 4 settimane dalla guarigione, dato che un'infezione virale importante scombussola un po' il sistema immunitario, dunque aspettiamo che il corpo si rimetta. Se qualcuno ha fatto la malattia in modo asintomatico e riceve il vaccino, non ci sono problemi. Quel che si può fare se ci si è ammalati è di aspettare 6 mesi per fare il vaccino, dato che per 6 mesi è protetta dall'infezione. Non andrà in quarantena se incontra qualcuno positivo e ha pochissime possibilità di riammalarsi. Diverso per gli over 65, a quel punto non aspetterei 6 mesi, con la vaccinazione la protezione è addirittura maggiore. Non c'è nessuna ansia correlata a una o due dosi, qualcuno può fare la prima dose e poi parlare con medico e personale dei centri e poi fare la seconda dose".

"Per quanto concerne i certificati vaccinali ci sono ancora dei dubbi. La Confederazione è in contatto con l'UE, quando tutto sarà disponibile e chiaro anche noi potremmo salire sul carro e avere un certificato a livello svizzero. Adesso non posso rispondere alla domanda se una persona che ha ricevuto due dosi riceverà il passaporto. In Europa valgono gli stessi studi che negli USA e da noi, penso che quando i politici troveranno un accordo si potrà avere una certificazione in questo ambito. Al momento fare una dose solo è un'applicazione off lebel, verrà segnalato sulla cartella di vaccinazione".

"Avrete sentito parlare degli anticorpi monoconali. Gli anticorpi sono quelli che il corpo produce contro il virus. Il siero autoimmune contiene delle sostanze che combattono il virus. Gli anticorpi sono stati prodotti a livello sintetico e possono essere iniettati, a quel punto aiutano il corpo a rispondere e uccidere il virus. La Svizzera ha acquistato dei farmaci. Bisognerebbe riservare questi farmaci alle persone più vulnerabili, ancor di più agli immunosoppressi, ovvero coloro che non rispondono al vaccino pur avendolo ricevuto. Importante è darli nei cinque giorni dai primi sintomi, dunque se ci sono sintomi testatevi immediatamente, potrete sapere di avere la malattia e potrete accedere, se caso, a queste cure. Stiamo lavorando per capire come organizzarci. Il plasma iperimmune si utilizzava già prima, penso ricorderete lo studio EOC. Consiste nel prelevare il sangue a chi è stato positivo, e somministrarne alcune parti a chi è malato, spesso in situazioni disperate perchè sono terapie un po' rischiose. L'anticorpo monoclonale è l'apoteosi di questo siero, il risultato migliore si può ottenere".

 

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