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Cronaca
21.11.22 - 15:140

Italiani al volante, pericolo costante. Ma è sempre colpa degli altri…

Uno studio commissionato da Anas rivela i “vizietti” degli automobilisti. Ecco i più diffusi

ROMA - Indulgenti con se stessi e al contempo aggressivi e pronti a puntare il dito contro gli altri, cui attribuiscono tutte le situazioni di pericolo che causano incidenti e situazioni pericolose. Dal mancato uso delle frecce nei cambi di corsia, all'eccesso di velocità e al mancato rispetto della distanza di sicurezza, dal non utilizzo delle cinture alla scarsa attenzione dedicata alla protezione dei bambini, all'uso del cellulare alla guida. Sono questi i “vizietti” più diffusi degli automobilisti italiani, secondo quanto emerge dalla seconda edizione della ricerca sugli stili di guida. Lo studio, commissionato da Anas (Gruppo FS Italiane) e condotto da CSA Research (con interviste su un campione di oltre 3mila persone e con circa 5mila osservazioni dirette lungo sei differenti tipologie di strade e autostrade), è stato anticipato da LaStampa.

Il dato nuovo che emerge dalla ricerca è la netta discrepanza nella percezione di sé e degli altri mentre si è alla guida, contrapponendo l'idealizzazione di sé all'ostilità verso gli altri, visti come anonimi e potenziali ostacoli e come protagonisti di comportamenti scorretti. Per quanto riguarda il rispetto delle regole del Codice della strada, in una scala da 1 a 10, il giudizio su se stessi si attesta su un punteggio compreso tra l'8 e l’8,8. Ma quando si tratta di valutare il comportamento degli altri automobilisti, gli italiani si mostrano decisamente meno clementi: qui la percezione raccoglie consensi che vanno dal 5,1 al 5,9. “È una forma di distorsione percettiva, nota come ‘self serving bias’ - spiega lo studio - che si accentua in modo particolare nel contesto della guida, investendo il giudizio sulla totalità dei comportamenti”.

Ma come si comportano, in concreto, gli italiani al volante? Quali sono le infrazioni più ricorrenti? L’indagine di quest'anno, presentata oggi al convegno “Sicurezza stradale: obiettivo zero vittime”, in occasione della giornata mondiale in ricordo delle vittime della strada, conferma che l'infrazione più evidente riguarda il mancato uso delle frecce: il 54,1% dei conducenti, infatti, non utilizza gli indicatori di segnalazione in fase di sorpasso ed altrettanto (54%) accade in fase di rientro dopo il sorpasso. Il 35,4% degli automobilisti invece non segnala l'ingresso in strada da rampa di accesso, mentre il 19,5% non indica l'uscita. Anche per quanto riguarda l'utilizzo dei dispositivi di ritenuta per bambini si registra il mancato rispetto del codice della strada: il 41,7% non li utilizza sul lato anteriore della vettura, dato che peggiora toccando il 48,4% se ci si riferisce al sedile posteriore. Infine, il 10,3% dei conducenti usa impropriamente il telefono cellulare e l'11,4% non indossa la cintura di sicurezza, dato che aumenta vertiginosamente per i passeggeri sul sedile posteriore (75,7%).

Sul fronte limiti di velocità, su oltre 357mila veicoli monitorati, è stato rilevato il superamento nel 9,6% dei casi ed il mancato rispetto della distanza minima di sicurezza nel 77,7%. “Come Anas abbiamo davanti a noi l'obiettivo particolarmente sfidante di ridurre al 2030 del 50% le vittime di incidenti stradali, per allineare l'Italia alle performance dei più avanzati Paesi europei”, ha dichiarato l’Amministratore delegato Aldo Isi. “Per conseguire questi risultati Anas ha predisposto un piano strategico nel medio periodo che prevede investimenti per 50 miliardi, puntando soprattutto sulla manutenzione programma, sull'innovazione tecnologica e campagne di sensibilizzazione sulla sicurezza stradale. Al momento sono in corso 1.200 cantieri di manutenzione e 65 cantieri di nuove opere per un totale di circa 9 miliardi di investimenti”.

 

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