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Cronaca
30.04.24 - 09:510

Altro che “Gratta e vinci”, 362mila euro di biglietti perdenti. La storia di Mario diventa un flash mob contro la ludopatia

Il 70enne ha  conservato tutti i tagliandi sin dal 2002, acquistati senza aver mai vinto nulla: “Si sappia che sono soldi buttati. Ecco come si riduce chi insegue un sogno. Fermatevi prima, fatevi aiutare. La vita va vissuta, non grattata”

BRESCIA - Altro che “Gratta e vinci”. Si dovrebbero chiamare piuttosto “Gratta e perdi”. Del parere è sicuramente il signor Mario, un 70enne di Brescia che ha accumulato ben 362mila euro di biglietti perdenti. Sin dal 2002, e anche prima, quando c’erano ancora le lire. Mai vinto nulla. Ha conservato i tagliandi, il signor Mario, suddivisi in mazzetti, per ricordare a se stesso quanti soldi ha buttato via in tutti questi anni. L’immagine di un fallimento, del sogno di una vincita mai arrivata. “Vedere i miei stipendi, i miei risparmi, trasformati in carta straccia pensavo potesse servirmi a smettere. È stato inutile. Ma finalmente mi sto facendo curare”, ha raccontato l’uomo al Corriere della Sera.

La sua storia è diventata un flash mob contro la ludopatia, finanziato dall’Ats di Brescia. Nel consegnare gli scatoloni con le migliaia di biglietti perdenti, il signor Mario ha detto ai registi Pietro Arrigoni e Sara Rossi della Coop Gli Acrobati: “Prendeteli voi, spargeteli nelle  piazze. Che gli altri giocatori sappiano come si riduce chi insegue il sogno di una vincita che non arriva mai. Si fermino in tempo, si facciano aiutare. La vita vale la pena di essere vissuta, non grattata”.

Arrigoni, dal canto suo, ha proposto al signor Mario di raccontare la sua storia al Corriere perché sia un monito, per spronare altri ludopatici a chiedere aiuto.  Come spiega il presidente della cooperativa, Gianni Lazzari: “Tanti giocatori patologici pensano di poter guarire da soli. Un’illusione pericolosa. Purtroppo, in pochissimi decidono di farsi curare: vengono da noi quando i famigliari scoprono i conti in banca in rosso, gli stipendi pignorati. Il Covid non ha certo aiutato: dal 2020 in poi i pazienti si sono dimezzati”.

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