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TiPress/Pablo Gianinazzi
Politica
12.09.23 - 10:510

Tariffe energetiche, l’MPS chiede ai Comuni una moratoria per difendere il potere d’acquisto delle famiglie    

La lettera aperta, firmata da Pino Sergi e trasmessa ai Municipi delle città proprietarie di aziende di distribuzione di elettricità, chiede di sospendere gli aumenti annunciati per il 2024 e per i tre anni seguenti

BELLINZONA - Anche per il 2024 si annunciano importanti, a volte massicci, aumenti delle tariffe elettriche. Sarà la seconda “stangata” dopo quella inflitta a livello generale con le tariffe del 2023, e dopo gli aumenti già fatti registrare nel 2022. Per questo l’MPS ha trasmesso oggi una lettera aperta, con la firma di Pino Sergi, ai Municipi dei Comuni proprietari di aziende di distribuzione di energia elettrica chiedendo una moratoria sugli aumenti delle tariffe energetiche annunciati per il 2024 e per i tre anni a seguire.

Lo scopo è difendere il potere d’acquisto delle famiglie, pericolosamente eroso dal caro prezzi generalizzato che si sta riscontrando ultimamente e che pesa sul portafoglio dei cittadini, dal costo dell’energia, ai premi di cassa malati al rincaro dei beni di prima necessità. La richiesta dell’MPS riprende in parte il contenuto di una interpellanza presentata a livello cantonale all'inizio della scorsa settimana e una proposta di risoluzione sottoposta al CC di Bellinzona del prossimo 25 settembre.

Pubblichiamo di seguito un estratto della lettera aperta ai Comuni:

“…Naturalmente conosciamo la narrazione ufficiale a giustificazione di questi aumenti: l’evoluzione dei prezzi sui mercati elettrici (dovuti alla guerra in Ucraina: peccato che i prezzi hanno cominciata ad impennarsi già un anno prima di tale guerra), la siccità e una conseguente supposta minor produzione di energia, etc. Si tratta di giustificazioni solo marginalmente valide. In realtà forza è constatare che i meccanismi di domanda e offerta non riescono a funzionare e a garantire un prezzo “equo”, come vorrebbe la dottrina del capitalismo liberale. Detto altrimenti, la liberalizzazione del mercato dell’energia elettrica, in Svizzera come in Europa, si dimostra totalmente fallimentare se misurata all’obiettivo con la quale è stata sdoganata: mettere in concorrenza i vari produttori e distributori su scala europea per avere dei prezzi concorrenziale, perciò più bassi. Per rimanere al piccolo Ticino, dal 2009 i prezzi hanno subito una continua crescita”.

“…La situazione relativa all’impennata dei prezzi dell’elettricità in Ticino è inaccettabile per almeno tre motivi. In primo luogo perché la responsabilità di questi aumenti vede corresponsabili anche gli esecutivi comunali che, in forma diretta o indiretta, controllano le aziende distributrici. Queste ultime, negli anni, hanno chiaramente avuto quale priorità quella di privilegiare la loro redditività a scapito degli interessi degli utenti, in particolare quelli del servizio universale, cioè i nuclei familiari di questo cantone.

(…)

In secondo luogo, la maggior parte delle aziende elettriche comunali gode di una buona, in certi casi ottima, salute finanziaria. (…)  La floridità finanziaria delle principali società di distribuzione di elettricità comunali (AET, AIL, AMB, etc.) stride con gli aumenti dei prezzi scaricati sull’utenza”.

“In terzo luogo, contrariamente all’aumento di altri beni e servizi (per esempio i premi di cassa malati), nel caso delle tariffe elettriche i Municipi hanno la possibilità, se sorretti da una volontà politica, d’intervenire per rispondere alle difficoltà delle economie domestiche dei loro comuni. I Municipi controllano, attraverso i loro delegati, i consigli di amministrazione di queste società oppure le dirigono direttamente (servizi industriali comunali). In questo senso potrebbero tranquillamente imporre lo scioglimento delle riserve accumulate per ridurre o cancellare gli aumenti delle tariffe elettriche. Invece di elaborare progetti ipotetici e complessi (amministrativamente) di sussidi sociali, i quali richiedono nuovi finanziamenti, sarebbe nettamente più efficace e semplice ridurre le riserve patrimoniali inattive, come anche eliminare o ridurre gli utili riversati alle casse comunali.

Muoversi in questa direzione è possibile. Ci riferiamo, ad esempio, alla decisione del Comune di Stabio la cui piccola azienda (circa 3'000 utenti) ha deciso di sciogliere una parte degli accantonamenti proprio per evitare l’aumento delle tariffe 2024”.

“…Sulla base delle considerazioni che precedono, chiediamo che le aziende elettriche comunali e i loro Municipi, proprio in linea con la loro funzione pubblica e mostrando sensibilità rispetto al difficile momento economico che vivono le famiglie, introducano una moratoria sulle tariffe elettriche per i prossimi tre anni, cominciando a rinunciare agli aumenti per il 2024 annunciati negli scorsi giorni”.

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