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31.07.22 - 09:160

Fiorenzo Dadò: “La mia lotta alla pedofilia riparte dall’Alpamayo”

Il presidente del Centro riprende la campagna di sensibilizzazione sul tema degli abusi sui bambini, interrotta nel 2020 causa pandemia. Questa volta sarà in Perù, per scalare una delle cime più belle e impegnative al mondo

Prende il via oggi la spedizione che porterà Fiorenzo Dadò in cima all’Alpamayo, nelle Ande peruviane. Una montagna di 5.947 metri di altitudine che si trova sulla  Cordillera Blanca, nel Parco nazionale dell’Huascaran. “Riprendo, con un amico, il progetto che avevamo nel 2020 e che la pandemia purtroppo ha bloccato”, spiega in un’intervista a LaRegione. 

Alpinista esperto, Fiorenzo Dadò ha scalato molte vette nella sua vita, da quelle familiari ticinesi e svizzere fino agli 8000 himalayani. Ma le vette più significative sono quelle raggiunte nell’ambito di spedizioni volte a sensibilizzare sulla lotta agli abusi contro i bambini: il Khan Tengri in Kirghizistan nel 2016, l’Ama Dablan in Nepal nel 2019 e il Cervino. 

Da lungo tempo impegnato nella lotta contro la pedofilia, Dadò racconta il legame tra la montagna e il suo attivismo: “La montagna è il simbolo della purezza, così come lo sono i bambini. E poi, per raggiungere una cima ci vogliono sempre grande impegno, preparazione e perseveranza, esattamente come nel condurre questa giusta battaglia a tutela dell’infanzia e contro gli abusi”. Un impegno simbolico, certo, ma carico di significato. “Purtroppo non basta raggiungere una cima per risolvere il problema, ma è molto importante veicolare il più possibile questo messaggio, anche con opportunità come questa”.

“Quando nel 2016 ho presentato in Gran Consiglio l’iniziativa, racconta il presidente del Centro - sono stato al Khan Tengri nel Kirghizistan; in quell’occasione ho spedito una cartolina di sensibilizzazione, stampata appositamente, a tutti i politici federali. Poi, sempre con lo stesso scopo, sono stato su un’altra cima d’alta quota, nel 2019, scalando i 6.812 dell’Ama Dablan in Nepal. Avevamo da poco discusso in Gran Consiglio la mia iniziativa per l’inasprimento delle pene ai pedofili, con lo slogan ‘I bambini non si toccano’”.

Durante la pandemia, impossibilitato a viaggiare, Dadò ha portato a termine la traversata Italia-Svizzera del Cervino, la nostra montagna simbolo, sempre con l’obiettivo di sensibilizzare i colleghi politici affinché prestassero finalmente maggiore attenzione a questa tematica. “Poi è andata com’è andata… - ricorda Dadò -  la commissione competente del Consiglio degli Stati ha deciso di bocciare l’iniziativa cantonale, a dimostrazione del fatto che la sensibilizzazione su questo tema non è mai abbastanza e bisogna impegnarsi molto di più”.

Riprendendo ora il suo impegno, questa spedizione sull’Alpamayo Dadò la vuole dedicare ai trent’anni dell’Aspi, la Fondazione di aiuto, sostegno e protezione dell’infanzia, al cui congresso internazionale ha recentemente partecipato a Lugano. “L’Aspi è un’eccellenza in Ticino della quale andare fieri; l’impegno, la dedizione e la serietà delle persone che se ne occupano fanno scuola in tutta Europa con i loro programmi di prevenzione a favore dei bambini”.

“Secondo la tabella di marcia, dovremmo raggiungere la vetta intorno al 10 agosto – spiega Dadò - Sarà una scalata molto impegnativa: la pendenza della parete, tutta di neve e ghiaccio, varia dai 55 agli 80 gradi. È una montagna bellissima, tanto che l’Unesco l’ha definita la più bella al mondo, una piramide quasi perfetta tutta bianca. Ci sono diverse vie di salita, noi faremo la classica, la ‘Via Ferrari’, aperta nel 1975 dai ‘Ragni di Lecco’ capitanati da Casimiro Ferrari, il primo ad aver raggiunto la cima del Cerro Torre in Patagonia”.

 

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