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Oblò
13.09.22 - 13:430
 

Tra Renzi e Renzetti

Eugenio Jelmini parla della candidatura al Senato di Angelo Renzetti e della visita di Matteo Renzi a Lugano

*Di Eugenio Jelmini

Da quando a inizio 2014 sono andato in pensione ho deciso di rinunciare a moderare dibattiti o a presentare serate. Ho fatto un’eccezione per la trentennale amicizia che mi lega ad Angelo Renzetti, emigrato pescarese diventato imprenditore di successo e per una decina d’anni presidente del FC Lugano. Non ha mai rinunciato alla nazionalità italiana e di recente ha accettato di candidarsi nell’elezione per il Senato.

Impresa molto ardua, lo sa anche lui, visto che la riduzione del numero di parlamentari ha fatto sì che vi sia un solo posto a Palazzo Madama per gli italiani residenti in Europa. La lista sulla quale figura il suo nome è quella di Azione/Italia Viva, il cosiddetto “Terzo Polo”. Leader sono Carlo Calenda e Matteo Renzi, due degli “enfants terribles” della politica italiana. Proprio l’ex sindaco di Firenze è salito a Lugano negli scorsi giorni, unico leader nazionale a partecipare di persona alla campagna elettorale all’estero.

In un LAC gremito Matteo Renzi è apparso il solito mattatore, istrionico e suadente, sempre pronto alla battuta. Quando presentandolo ho ricordato come fosse stato il più giovane presidente del Consiglio dall’Unità d’Italia ha replicato ironicamente che “non è un grande titolo visto che il secondo per appena un mese di differenza è stato Mussolini: ma lui ha resitito un po’ di più, mettiamola così.” Ad Angelo Renzetti, che gli siedeva accanto, ha detto “sei bravo ma hai un solo problema il cognome, avresti dovuto chiamarti Calendetti”.

Sui temi della campagna elettorale è stato pungente e ironico al contempo. Ha difeso la necessità di un Polo alternativo a Destra, Sinistra e 5 Stelle. “Non ho mai affermato che la Meloni sia fascista anche se ha tradizioni e radici culturali che non sono le mie, ma temo che sfasci i conti pubblici”. In queste settimane è tutto un rincorrersi di promesse. “Salvini vuole la flat tax (cioè un sistema fiscale basato su un’aliquota fissa) al 23% e lì ha risvegliato Berlusconi che quando sente odor di campagna elettorale diventa incontenibile. ‘Se quello propone il 23 allora io spingo per il 15% metto dentro anche le pensioni a 1000 euro, dentiere per tutti, pentole a 9.99, viaggio a San Marino e catalogo Postalmarket.” Promesse per 100 miliardi di euro: “capisco che in Svizzera abbiate tanti soldi ma ditemi dove li troviamo noi questi mezzi?”.

Renzi ha lasciato la sala con una previsione che è anche una sorta di avviso ai naviganti: “se con il 4% dei voti abbiamo fatto cadere un governo (il Conte 2) figuratevi cosa potremo fare se arriveremo o supereremo il 10 per cento”.

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