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29.03.22 - 09:450

L'MPS: "Ticino terra di salari bassi e dumping. Sarà colpa della pandemia o dell'innovazione..."

Il Movimento per il Socialismo commenta i dati diffusi ieri secondo cui gli stipendi meno in Ticino sono di circa 1'000 franchi più bassi del resto della Svizzera. "La nostra è una economia basata sullo sfruttamento sempre più intensivo del lavoro"

BELLINZONA - Salari di mille franchi in media più bassi rispetto al resto della Svizzera, con delle disparità tra uomini e donne: è quanto emerso dai dati pubblicati ieri dall'Ufficio Federale di Statistica in merito agli stipendi del 2020. Dati che non lasciano indifferenti e che fanno discutere. L'MPS in un duro comunicato ha detto la sua, ricordando le varie iniziative e gli atti parlamentari inoltrati sul tema e parlando del Ticino come "terra di dumping salariale e basse retribuzioni".

"E la situazione invece di migliorare, peggiora: nel settore privato il salario mediano nel 2020 risulta addirittura inferiore di 60 franchi rispetto al 2016, mentre i prezzi e i costi fissi continuano a salire. Il divario salariale con il resto della Svizzera si è ampliato anno dopo anno e raggiunge ormai i 1’158 franchi, soldi che farebbero molto a chi fa fatica, se sono
sempre di più, ad arrivare a fine mese", ricorda il Movimento.

Le differenze salariali più significative si registrano nel settore privato. Il salario mediano in Ticino si attesta infatti a 5’203 franchi, mentre nella Svizzera orientale si attesta a 6’239, mentre la soglia svizzera tocca i 6’361 franchi. Il divario si riflette anche sui quadri superiori e medi delle aziende: 8’537 franchi nel nostro Cantone, 10’531 in Svizzera (leggi qui). 

"A dispetto dei tanti bei discorsi sull’innovazione, la responsabilità sociale delle imprese e i settori di punta, la realtà è che i salari in Ticino risultano sempre meno in linea con il resto
del paese. Le scelte politiche degli ultimi anni per quanto riguarda lo sviluppo economico si sono rivelate deleterie e hanno ulteriormente peggiorato la situazione. A furia di attirare
imprese con sgravi fiscali senza mai imporre criteri qualitativi, ci ritroviamo con un’economia sempre più dipendente dalla manodopera a basso costo e basata sullo sfruttamento sempre più intensivo del lavoro", sono le amare constatazioni dell'MPS.

E alle sue interrogazioni, "otteniamo solo vaghe promesse di studi ad hoc. Anche stavolta si farà a gara a trovare un capro espiatorio pur di non ammettere gli errori del passato. Si dirà che è colpa della pandemia, anche se il salario mediano era già calato nel 2018, prima che il Covid facesse la sua apparizione. Si parlerà di innovazione e “alto valore aggiunto” senza spiegare come mai in Ticino anche nei settori ad “alto valore aggiunto”, come il settore farmaceutico, i salari sono poco più della metà rispetto al resto della Svizzera. E, naturalmente, verrà rispolverato l’argomento principe della “formazione” anche se chi ha studiato in un’università o un politecnico ha visto il salario mediano calare di oltre 1'200 franchi dal 2000. Con questi salari altro che attirare i giovani ticinesi, i “talenti”, a ritornare in Ticino!".

Inoltre, "il sistema attuale di lotta al dumping si è rivelato un fallimento totale. Dal 2016, anno in cui è stato approvato il controprogetto all’iniziativa Basta dumping il salario mediano nel
nostro cantone è calato. Le misure allora promesse si sono rivelate per quello che erano: solo un mezzo per sconfiggere l’iniziativa che, invece, voleva introdurre misure di controllo
del mercato del lavoro; misure senza le quali è impossibile cercare di combattere il dumping salariale. Per questa ragione questi dati devono spingere il Parlamento ad accelerare la discussione sulla nuova iniziativa popolare depositata dall’MPS più di due anni fa “Rispetto per i diritti di chi lavora! Combattiamo il dumping salariale e sociale!” (che riprende molti degli
elementi di fondo dell’iniziativa del 2016), in modo che la stessa venga quanto prima sottoposta a votazione popolare. Senza una serie di strumenti conoscitivi e di controllo del mercato del lavoro, come quelli proposti dall’iniziativa, qualsiasi affermazione di voler lottare contro il dumping salariale (e i dati pubblicati ce ne confermano l’urgenza e la necessità) si rivelerà essere solo un insieme di vuote parole".

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