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01.05.22 - 14:500

Il Primo maggio in piazza: dalla parità salariale alla settimana di 32 ore sino all'Ucraina

Erano circa un migliaio le persone che hanno sfilato a Bellinzona, ascoltando poi vari discorsi da parte di diversi rappresentanti del mondo sindacale. La situazione internazionale e la politica dei rifugiati sono state al centro di alcuni interventi

BELLINZONA - Pace, dignità, solidarietà. È all’insegna di questi tre valori che a Bellinzona si sta celebrando la Festa dei Lavoratori edizione 2022, la prima in condizioni normali da due anni a questa parte. Ma in un clima anomalo segnato dal ritorno della guerra in Europa, ha sottolineato il presidente dell’Unione Sindacale Svizzera (USS) Ticino e Moesa Renato Minoli, aprendo la carrellata di interventi dal palco di Piazza Governo, che hanno toccato le tante questioni che preoccupano le lavoratrici e i lavoratori di questo paese: gli attacchi ai diritti pensionistici, le persistenti discriminazioni di genere, l’erosione del potere d’acquisto, lo smantellamento del servizio pubblico. Così come il cambiamento climatico e ovviamente il conflitto scatenato dalla Russia contro l’Ucraina.

 Tutte questioni che oggi sono state portate in piazza in varie forme, con cartelli, bandiere striscioni, interventi e testimonianze di sindacalisti, lavoratrici e lavoratori, anche durante il tradizionale corteo di circa un migliaio persone snodatosi per le vie del centro e conclusosi davanti al Palazzo delle Orsoline.

Qui, a prendere per primo la parola è stato il presidente dell’USS Renato Minoli, il quale, spiegando il senso dello slogan scelto, ha ricordato come la pace sia "una condizione indispensabile per una vita dignitosa, un lavoro dignitoso, un salario dignitoso", come il mancato rispetto della dignità delle persone sia pregiudizievole per i diritti sociali per la democrazia e quanto sia centrale per il movimento sindacale la solidarietà internazionale tra lavoratrici e lavoratori: oggi è "più che mai importante che non si perda questo sentimento", ha ricordato Minoli, rivolgendo tra l’altro un pensiero "anche alle lavoratrici e ai lavoratori russi che vivono sotto una pesante dittatura". 

La guerra d’aggressione russa dell’Ucraina è stata denunciata con parole forti anche da Luca Torti del Comitato ticinese contro la guerra, una realtà che promuove la solidarietà con la popolazione ucraina e con gli oppositori di Putin in Russia. Oltre che auspicare "il ritiro incondizionato dell’esercito russo", Torti, "a nome di tutte le lavoratrici e i lavoratori svizzeri", ha in particolare lanciato un monito affinché le autorità federali elvetiche e i Cantoni «siano molto più rigorose ed efficaci nell’applicare le giuste sanzioni» contro gli oligarchi russi che continuano a fare affari sul nostro territorio. E la Svizzera dovrebbe anche "estendere la generosa politica di aiuti nei confronti dei profughi ucraini a tutti i rifugiati, indipendentemente dal paese di provenienza", ha sottolineato Torti ricevendo gli applausi della piazza.

 Una piazza a cui Icilio Polidoro, infermiere e membro di comitato del sindacato VPOD Ticino, ha invece voluto ricordare la necessità di "maggiori investimenti per migliorare il settore sociosanitario ticinese, sempre in attesa di risposte dopo aver «perato in condizioni molto difficili durante la pandemia". Investimenti necessari anche per la scuola, altro ambito centrale del servizio pubblico, che il decreto legislativo per il contenimento della spesa (il cosiddetto “decreto Morisoli”) in votazione il prossimo 15 maggio minaccia pesantemente, ha ricordato Polidoro invitando a votare no ai tagli e ad un risanamento finanziario che va a scapito della maggioranza della popolazione.

 I diritti pensionistici, in particolare quelli delle donne, sono invece stati al centro delle riflessioni proposte da Angelica Sorrentino, militante di Unia, la quale ha ricordato come la Riforma AVS 21 (contro cui è stato promosso con successo il referendum e su cui si voterà in autunno) vada "solo a scapito di una delle fasce più deboli del paese, noi donne!". Innalzamento dell’età pensionabile a 65 anni: "Questa è la risposta che ci è stata data dopo il nostro sciopero del 14 giugno 2019", ha ricordato con fermezza Angelica Sorrentino. "Noi donne lo gridiamo forte di nuovo oggi che non siamo d’accordo di pagare sulle nostre spalle tutto il prezzo di questa riforma! Chi ha il compito di rappresentarci e tutelarci deve trovare altre soluzioni, per lo meno eque! E non scordiamo che un’approvazione di AVS 21 farebbe da trampolino di lancio all’aumento dell’età pensionabile a 67 anni anche per gli uomini", ha ammonito la rappresentante di Unia, ricordando le discriminazioni che le donne già subiscono durante la vita lavorativa: "Lavoriamo per un salario del 20-30 per cento inferiore e portando il peso della gestione della famiglia sulle nostre spalle lavoriamo il doppio degli uomini".

 Sul palco di Piazza governo sono infine saliti anche due rappresentanti dello Sciopero per il futuro, che hanno ribadito l’urgenza e la necessità di un "cambiamento radicale verso un sistema più sociale e sostenibile". E un modo per farlo è quello di ridurre il tempo di lavoro, in particolare introducendo la settimana di 4 giorni lavorativi a parità di salario, hanno rivendicato i due giovani militanti dando appuntamento per la prossima mobilitazione prevista il 21 maggio.

Terminati gli interventi ufficiali, la festa prosegue fino al tardo pomeriggio con il concerto del gruppo folk rock italiano Lou Dalfin.

 
 
 

 

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