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TiPress/Alessandro Crinari
Politica
16.05.23 - 09:200

"Prevenzione e non cassetta!": nuova offensiva del Centro sui radar

Maurizio Agustoni, Fiorenzo Dadò e Marco Passalia chiedono che il Consiglio di Stato elabori e pubblichi delle linee direttive da rispettare nel posizionamento delle postazioni di controllo di velocità

BELLINZONA - Una mozione firmata dal capogruppo del Centro Maurizio Agustoni e dai suoi colleghi Fiorenzo Dadò e Marco Passalia, presidente e vicepresidente del partito, chiede che il Consiglio di Stato elabori e pubblichi delle linee direttive da rispettare nel posizionamento delle postazioni di controllo di velocità e che nelle eventuali contravvenzioni sia dato conto dell’applicazione delle linee direttive. “Radar: prevenzione, sicurezza e trasparenza… ma per davvero!” è il titolo dell’atto parlamentare di cui riferisce oggi il Corriere del Ticino.

Prima delle elezioni gli stessi Dadò e Passalia avevano presentato un’interpellanza sul tema: “Utilizzare i radar per fare cassetta non è più accettabile”.

Un tema sul quale Dadò insiste da quasi 10 anni: già nel 2014, con l’allora deputato dell’UDC Marco Chiesa, aveva tentato di cambiare le regole con un atto parlamentare dal titolo “Radar mobili: più prevenzione, meno cassetta”. Ma poco da allora è cambiato, se non il laconico e generico comunicato stampa con il quale ogni venerdì pomeriggio la Polizia informa sui radar della settimana ventura.

Qualche settimana La domenica ha scritto che in Ticino, tra Polizia cantonale e Comunali, siamo ormai arrivati a incassi da primato con un raddoppio dei controlli della velocità e multe per oltre 13 milioni di franchi all’anno.

La mozione del Centro prende spunto dal portale della Polizia cantonale dove si legge che “nell’ottica di accrescere la sicurezza e la trasparenza nei confronti dei conducenti sulle strade ticinesi, si evidenzia che sull’autostrada A2 sono posizionate due postazioni fisse per il rilevamento della velocità in direzione sud in territorio di Gentilino e di Balerna”. Per qualche motivo, dunque, non si ritiene altrettanto necessario “accrescere la sicurezza e la trasparenza nei confronti dei ticinesi evidenziando anche le ulteriori posizioni per il rilevamento della velocità?”. Un’incongruenza – si legge nella mozione – incomprensibile se si pensa al fatto che il Gran Consiglio, nella sua seduta del 18 aprile 2016, ha accolto le conclusioni del rapporto della Commissione della gestione e delle finanze sulle mozioni Chiesa-Dadò con cui al Consiglio di Stato è stato chiesto, tra l’altro, di “introdurre l’obbligo di segnalare le postazioni di radar mobile 200 metri prima della sua posizione su tutto il territorio cantonale anche per le polizie comunali”.

Insomma, i radar tornando al centro del dibattito parlamentare: “Al di là dell’obbligo di segnalazione – si legge nella mozione - ci sembra anche importante che sia fornita un’informazione trasparente in merito alle modalità con cui la polizia (cantonale o comunale) ritiene di poter raggiungere nel modo più efficace ed efficienti gli obiettivi di prevenzione degli incidenti e di controllo di situazioni potenzialmente a rischio”.

Il Centro chiede che il Governo allestisca e renda pubbliche delle linee direttive “in particolare per quanto riguarda: tratto di strada, orario, giorno della settimana”. Inoltre, “prima di decidere il posizionamento di una postazione radar, la polizia dovrà verificare se questo posizionamento è coerente con le linee direttive”. Basta radar trappola o controlli finalizzati a far cassetta, insomma: “Criteri, come – a titolo di esempio casuale – le prospettive di incasso verosimilmente “garantite” da una certa ubicazione non devono avere alcun rilievo, anzi, non fanno altro che svilire gli obiettivi di prevenzione e sicurezza del controllo di velocità”.

Infine, in caso di una contravvenzione “al conducente dovrà essere indicato in base a quali criteri è stato ritenuto che il posizionamento di quel radar ha consentito di raggiungere l’obiettivo di “prevenzione degli incidenti” e di “controllo di situazioni potenzialmente a rischio”; solo così la contravvenzione adempie fino in fondo non solo il suo ruolo sanzionatorio/repressivo, ma anche quello di sensibilizzazione e prevenzione”.

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