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Politica
27.12.16 - 18:480
Aggiornamento: 19.06.18 - 15:43

«Faccio la spesa in Italia per colpa della Sommaruga»

Un lettore ci scrive che preferisce spendere nella vicina Penisola «che sostenere l’insensato sperpero di denaro praticato dall’Agenzia turistica Sommaruga & Co». E così non si sente responsabile delle stragi

LOSONE - Faccio la spesa all'estero, non per questione di soldi, ma per non finanziare l'arrivo di asilanti in Svizzera e, indirettamente, il terrorismo. È la particolare tesi che sostiene un nostro lettore per giustificare la sua scelta di andare a fare acquisti nella vicina Penisola, pur sapendo di penalizzare così il commercio ticinese. In un'email giunta in redazione, spiega che «fortunatamente con i piedi bene al caldo, cioè non devo ma posso, ma definitivamente stufo di sentirmi dire dalla Berna del fai da te di vivere nel paese più ricco del mondo, faccio già da tempo la spesa in Italia con il piacevole effetto di portarmi a casa più o meno il doppio di quello che riceverei da noi». Dalle sue tasche, scrive, circa duemila franchi al mese vanno a finire in Lombardia o Piemonte. Ma «direttamente confrontato con le negative conseguenze del cocciuto buonismo, non sono più assolutamente disposto di sostenere con i miei sudati soldi l’insensato sperpero di denaro praticato dall’Agenzia turistica Sommaruga & Co». Anzi, «da quando ho mutato le abitudini mi sento meno responsabile e non ho più rimorsi di coscienza quando, come fra l’altro avvenuto a Parigi, Nizza, Bruxelles e recentemente a Berlino, cosiddetti “asilanti” importati ad ogni costo da incoscienti, uccidono brutalmente e senza scrupoli indifesi e innocenti cittadini». E punta il dito anche contro il Municipio del comune dove vive, Losone. «Ci tengo a ricordare di non essere per niente disposto a dover lasciare la pelle né per mamma Elvezia, né per Allah e tantomeno per un qualsiasi guru africano. Il mio appello va espressamente all’incorreggibile Municipio sulla sponda destra del fiume Maggia che, accecato dal buonismo e infischiandosene di tutto ciò che avviene nel resto dell’Europa, lascia tuttora incoscientemente girare liberi per il paese degli individui di cui nessuno sa né chi sono, né da dove vengono e tantomeno che cosa hanno in mente». Quindi, a suo avviso, non fare la spesa in Svizzera è un modo per «evitare che le citate Autorità debbano un giorno faticosamente cercare le parole adatte per confortare eventuali vittime della loro palese negligenza». Il commercio, in crisi, deve preoccuparsi anche della politica migratoria nazionale, oltre che dei prezzi e della concorrenza online?
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