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TiPress/Elia Bianchi
Fiscalmente
01.11.22 - 15:500

Frontalieri, stipendi più alti e imposte più basse: i nodi fiscali da sciogliere secondo Samuele Vorpe

“Il nuovo Accordo difficilmente entrerà in vigore con il 1° gennaio 2023, dato il recente insediamento del nuovo Parlamento che ancora deve occuparsi del dossier”

LUGANO - Attilio Fontana ha definito recentemente “quasi sleale” la concorrenza del mercato ticinese del lavoro nei confronti di quello italiano di confine. Secondo il presidente della Regione Lombardia c’è bisogno di una zona economica speciale, con vantaggi fiscali, riduzioni di oneri e fiscalizzazione diversa. Riproproniamo l’intervista rilasciata su questo tema da Samuele Vorpe, Responsabile del Centro competenze tributarie della SUPSI, docente e ricercatore, al Mattino della Domenica.

 
Il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana ha chiesto aiuto per le zone di frontiera, sfavorite rispetto al Ticino. Quali sono fiscalmente i vantaggi che convincono un lavoratore frontaliero a lavorare nel nostro Paese? E quali potrebbero essere gli aiuti invocati?

Sicuramente, da un lato, gli stipendi notevolmente superiori a quelli offerti in Italia. Dall’altro, una tassazione nettamente favorevole se confrontata con quella italiana. Infatti, l’Accordo sulla fiscalità dei frontalieri del 1974, oggi vigente, stabilisce che il reddito da attività lucrativa dipendente conseguito dai lavoratori frontalieri è imponibile soltanto in Svizzera. Quest’ultima restituisce, poi, il 38,8% delle imposte prelevate ai Comuni di frontiera, che distano 20 km dal confine. Ne consegue che i frontalieri non devono dichiarare il proprio reddito da lavoro dipendente anche in Italia, diversamente da quanto accade per i frontalieri che risiedono dopo la zona di frontiera.

Analizziamo la situazione con un esempio: se un frontaliere celibe abita a Como (Comune situato nella zona di frontiera) e guadagna un reddito lordo di 80.000 franchi per un lavoro a Lugano, paga in Svizzera circa 11.000 franchi di imposte, mentre se coniugato con due figli, paga circa 1.800 franchi. In Italia, per lo stesso reddito, il frontaliere celibe paga circa 25.000 euro di imposte, rispettivamente 22.500 euro se coniugato con due figli.

Come si evince da questo esempio, la fiscalità svizzera, soprattutto in presenza di figli, è notevolmente più interessante rispetto a quella italiana. Questa differenza è da ricondurre, da un lato, alla forte progressività delle aliquote italiane, che prevedono l’applicazione di un’aliquota del 43% già per i redditi superiori ai 50.000 euro, dall’altro lato, alle deduzioni sociali per i figli, considerato che il Ticino è uno dei Cantoni più “sociali” della Svizzera.

Lavorare in Svizzera comporta, dunque, due grossi vantaggi finanziari: stipendi più alti e imposte più basse rispetto ad un’attività analoga svolta in Italia. Sugli aiuti invocati dal Presidente Fontana preferisco non esprimermi perché non conosco a fondo la situazione. Ritengo, però, difficile la possibilità di garantire una tassazione analoga a quella svizzera: in tal caso si creerebbe, infatti, una disparità di trattamento all’interno dei confini italiani, difficilmente compatibile con la Costituzione della Repubblica italiana.

Quali novità contiene l’accordo sulla fiscalità dei lavoratori frontalieri fra Svizzera e Italia? Potrebbe diminuire l’attrattività del Ticino per i frontalieri?


Il nuovo Accordo difficilmente entrerà in vigore con il 1° gennaio 2023, dato il recente insediamento del nuovo Parlamento che ancora deve occuparsi del dossier. Questo prevede per i lavoratori frontalieri che entreranno formalmente nel mercato del lavoro ticinese, grigionese e vallesano dopo l’entrata in vigore, un’imposizione limitata in Svizzera nella misura dell’80%. Per cui, la Svizzera invece di trattenere 100 di imposte, tratterrà 80. In contropartita non dovrà più ristornare il 38,8% delle imposte. Il frontaliere, a sua volta, dovrà dichiarare il proprio reddito in Italia. Quest’ultima dovrà concedere un credito d’imposta pari a quanto versato in Svizzera. Per cui, se l’imposta in Italia fosse ad esempio pari a 150, meno il credito di 80, il frontaliere in Italia pagherebbe 70. Il lavoratore frontaliere, quindi, pagherebbe nell’esempio citato 150 di imposte complessive.

Diversamente, se il suo reddito del lavoro fosse imponibile esclusivamente in Svizzera, le imposte complessive ammonterebbero a 100. Vi è dunque un aggravio fiscale importante per questi frontalieri, dovuto al versamento delle imposte in Italia e un maggior introito fiscale per la Svizzera (80 invece di 100 meno i ristorni di 38,8). Tuttavia, questo scenario riguarderà soltanto i nuovi frontalieri. Gli attuali frontalieri residenti nella zona di frontiera dei 20 km, che nel 2021 ammontavano a circa 71.000 (di cui 65.000 in Ticino), continueranno invece ad essere tassati esclusivamente in Svizzera sino a quando lavoreranno sul suolo ticinese, grigionese e vallesano.

Il ristorno delle imposte ai Comuni di frontiera, pari al 40% (e non più del 38.8%) verrà versato sino alla fine del 2033, dopodiché la Svizzera non ristornerà più alcun importo. Parimenti, il moltiplicatore comunale oggi pari al 100% per i frontalieri, dovrà essere riportato ad un valore medio di circa l’80% per evitare discriminazioni fiscali. Dunque, almeno fino al 2033, per il Ticino vi saranno maggiori ristorni e minori imposte comunali, dopo tale data, invece, se il numero degli attuali frontalieri dovesse restare costante, venendo meno i ristorni si registrerà un maggior gettito.

È chiaro che, in questo scenario, l’accordo fiscale sui frontalieri esplicherà i suoi effetti solo fra 10-15 anni. Vi è dunque una certezza oggi di minori entrate, accompagnata da un’aspettativa di maggiore gettito, ma solo nel lungo periodo. Se si considera che per il 2021 sono stati ristornati all’Italia 97 milioni di franchi, pari al 38,8%, salendo al 40%, vi sarebbero maggiori uscite nell’ordine di quasi 3 milioni di franchi. Mentre per quanto attiene alla riduzione del moltiplicatore comunale dal 100% all’80%, ci potrebbero essere almeno 15 milioni di franchi in meno per i Comuni. Immagino inoltre che già quest’anno via sia stata una “caccia al contratto” da parte dei frontalieri per ottenere l’imposizione solo in Svizzera.

Lo stesso processo è riscontrabile anche all’interno del nostro Paese. È lo stesso ragionamento che spinge i ticinesi ad andare a lavorare, ad esempio, nel Canton Zurigo?

Anche in Svizzera vi sono importanti differenze in termini di salario, in particolare tra Zurigo e il Ticino. A Zurigo il salario medio mensile è di 7.113 franchi, mentre in Ticino è di 5.446 franchi, secondo i dati del 2020 dell’Ufficio federale di statistica. Inoltre, a Zurigo vi sono notoriamente maggiori possibilità di lavoro e crescita professionale. Con l’avvento di AlpTransit è diventato anche più agevole mantenere un domicilio in Ticino, esercitando comunque l’attività lucrativa a Zurigo.

 
In generale conviene, ad esempio, lavorare a Zurigo ma abitare a Zugo? In quali Cantoni le tassazioni per i privati sono più favorevoli?

Assolutamente sì, perché secondo le regole per evitare la doppia imposizione stabilite dal Tribunale federale, il reddito del lavoro dipendente è imponibile soltanto nel luogo del proprio domicilio fiscale. Quindi, se si considera che a Zugo (o a Svitto) per un reddito elevato si paga circa il 22% delle imposte, mentre a Zurigo il 40%, vi è un vantaggio fiscale evidente. I Cantoni periferici della Svizzera centrale (Zugo, Svitto, Obvaldo, Nidvaldo, Uri, Appenzello, ecc.) offrono delle condizioni quadro fiscali molto più favorevoli rispetto ai Cantoni urbani. Queste differenze sono da ricercare nella concorrenza fiscale intercantonale ammessa dalla Costituzione federale. In Ticino vi è pure una situazione poco favorevole per gli alti redditi, tant’è che il nostro Cantone si posiziona tra quelli più cari della Svizzera.

Andrebbe rivisto qualcosa nella compensazione intercantonale?

Il tema della perequazione intercantonale è qualcosa di estremamente complesso e tecnico. Il Ticino oggi è un Cantone che “riceve”, per cui lo possiamo etichettare come Cantone finanziariamente “debole”. Diversamente, Zurigo e i Cantoni della Svizzera centrale si definiscono come Cantoni ricchi. A mio avviso un elemento da correggere sarebbe quello di abbassare la quota dei redditi dei frontalieri nel potenziale delle risorse, oggi pari al 75%, dato che penalizza il Ticino (come anche Ginevra).

Quali sono gli altri aspetti che fanno la differenza a favore di un Cantone rispetto ad un altro?


La fiscalità rappresenta solo uno dei tanti fattori che una persona prende in considerazione per scegliere il proprio domicilio fiscale. Tuttavia, questo fattore ha una ponderazione elevata. Infatti, in tutti i Cantoni vi è la stessa stabilità politica, la stessa moneta, la qualità della sanità è la medesima, come pure i trasporti: ma non la fiscalità. Un contribuente, pertanto, tiene particolarmente conto di questo elemento nella sua valutazione, soprattutto quando i redditi sono importanti e le differenze di aliquote da un Cantone notevoli. Vi sarà un motivo sul perché la maggior parte dei contribuenti più abbienti si sono domiciliati a Zugo o a Svitto e non a Lugano. No?

 


* prof. Dr. iur., responsabile del Centro competenze tributarie della SUPSI of counsel at COLLEGAL Studio legale e notarile Attorneys at law

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