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09.08.22 - 13:140

Brenno Martignoni: "Misteri americani. Chi uccise Bob Kennedy?"

"L'attentato avvenne appena nove settimane dopo il reverendo Martin Luther King. A quattro anni e mezzo dal presidente JFK"

di Brenno Martignoni Polti

Robert Francis Kennedy. Detto Bob. Anche Bobby. Affettuosamente. RFK. L’acronimo. Fratello di JFK. John Fitzgerald Kennedy. 35º presidente degli Stati Uniti d'America. Durante
il mandato del quale, dal 1961 al 1963, Robert fu Ministro di Giustizia. Stretto consigliere nella crisi dei missili cubani. Nel 1963 portò a testimoniare innanzi alla Commissione McClellan il mafioso italoamericano Joe Valachi. Pentito apripista negli USA. Per primo, diede descrizione della struttura di Cosa Nostra. Fornendo puntuali nomi dei boss. Nel settembre 1964, lasciò il governo. In novembre, lo stesso anno, eletto senatore per lo Stato di New York. In quel periodo, molto vicino al movimento per i diritti civili di Martin Luther King. Si determinò poi a scendere in campo alle elezioni presidenziali del 1968. Prendendo parte alle primarie del Partito Democratico. Cadde in un attentato. Dopo essersi aggiudicato California e Dakota del Sud. In piena luce verde per la candidatura alla Casa Bianca. Nella notte tra il 5 e il 6 giugno 1968. Los Angeles.
Ambassador Hotel. Sala da ballo. Robert Francis Kennedy aveva incontrato i suoi sostenitori, per festeggiare la vittoria elettorale appena conseguita. Dopo il saluto. Kennedy veniva fatto uscire attraverso un passaggio delle cucine. Ore 00:15. Una serie di spari. Presenti reporter e teleoperatori. Ira Goldstein, Paul Schrade, William Weisel, Richard Lubic, Elizabeth Evans. I feriti più o meno gravi. Schrade e Evans raggiunti al capo. Per lo più addetti o invitati.

Stando all'autopsia del dottor Thomas T. Noguchi. Il medico legale della contea. Forte di pluriennali esperienze. Star del cinema, gangster, rockstar, politici. Il suo lavoro gli è valso il titolo di "coroner to the stars". Il debutto, mentre era ancora vice coroner, per l'esame post mortem di Marilyn Monroe. L'assassinio di RFK ha devastato un paese già mesto. I rilievi di Noguchi sono stati estremamente sottili. Suggellando la sua reputazione di uno dei migliori scienziati forensi del mondo. I risultati però inquietanti.
Kennedy presentava un foro d'entrata del proiettile dietro l'orecchio destro. La foto scattata subito dopo la sparatoria evidenziava ptosi palpebrale. Tipica di lesione cerebrale. Le conclusioni di Noguchi furono tuttavia completamente disattese. Alimentando il sospetto che la pallottola ferale fosse partita dallo staff. Dunque, Sirhan Sirhan, giovane arabo di origine giordana, presunto sparatore. In posizione frontale alla vittima. Mero specchietto per le allodole. Distrazione, per far agire il vero autore.

Kennedy spirò al Good Samaritan Hospital, dove era stato trasportato subito dopo il ferimento, all'alba del 6 giugno. Aveva 42 anni. Le sue ultime parole. Subito dopo essere stato colpito. Appena prima di perdere conoscenza. “E gli altri? Come stanno gli altri?”. Nobiltà. Da brivido. Sul fronte, nei fatti, per l’integrazione razziale e la parità dei diritti civili di tutte le minoranze. Unificatore in un momento di tumulti e di dolori di comunità. Ironie del destino. Nuovo devastante strappo popolare. Appena nove settimane dopo il reverendo Martin Luther King. A quattro anni e mezzo dal presidente JFK. Vite cassate. Agli apici. Accadimenti arcani. Tutt’ora fuggenti.

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