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14.11.22 - 12:000

Brenno Martignoni: Hermann Sörgel, l’architetto tedesco che voleva prosciugare il Mediterraneo

Fantascientifico il suo progetto "Atlantropa", per generare nuova terra ferma, con un sistema di dighe, ed estendere coltivazioni e creare città, dando ossigeno alle economie. E una morte sospetta, la sua: in bicicletta, nel giorno di Natale 1952

di Brenno Martignoni Polti

Un visionario. Egregio. Hermann Sörgel. Architetto. Espressionista “Bauhaus”. Nella Repubblica di Weimar. Bavarese. Nato a Ratisbona. Il 2 aprile 1885. Padre, pioniere dell’idroelettrico. Lui. Filosofo. Pure. A occuparsi di teoria spaziale e geopolitica. Tecnico di avanguardia. Sua, una delle idee più utopiche di sempre. Atlantropa.Non è indicazione di luogo. Bensì progetto. Rivoluzione continentale. Chirurgia ingegneristica su scala ciclopica. Hermann Sörgel, nel 1927, sviluppa una riflessione. Il bacino mediterraneo mantiene livello costante grazie al flusso oceanico atlantico. Attraverso Gibilterra. L’intuizione, fatta proposta, l’anno dopo, 1928. Erigere un gigantesco sbarramento. Più grande del mondo. Suppergiù 35 km. In modo da impedire alle acque dell’Atlantico di affluire nel Mediterraneo. Altra chiusura. Più contenuta. Allo stretto dei Dardanelli. Per bloccare il Mar Nero. Una terza parete. Tra Tunisia e Sicilia. Al tempo stesso, viadotto ferroviario. Secondo i calcoli dell’epoca, nel giro di 60 anni, il livello sarebbe sceso di 100 metri. Liberando le coste. Con precipui interventi in territorio africano. Modifiche ai corsi d’acqua. Per formare i Mari del Congo e del Ciad. Risorse idriche enormi nel cuore del continente nero. Il tutto, spiegato in un trattato programmatico. Sörgel aveva vissuto la Prima Guerra Mondiale. Un periodo instabile. Tra fiducia nel progresso e entrata nella Grande Depressione. Crisi del 29′. Crollo di Wall Street. Sinceramente dedito alla pace universale. Un supereroe, ante litteram. A sopire conflitti internazionali, la cooperazione in un’opera di biblica memoria. Una novella torre di Babele. Generando terra ferma. Per estendere coltivazioni e creare altre città. Insomma, ossigeno alle economie. Con potenti centrali elettriche sulle dighe e alle foci dei grandi fiumi. Il tutto, a soddisfare pienamente i fabbisogni energetici. Nuovi lavori per milioni di nullatenenti. Messi in ginocchio nel post guerra. A livello di fattibilità, anche se complesso e dispendioso, il disegno era attuabile. Hermann Sörgel vi si applicò una vita intera. Anima e corpo. Quattro volumi. Un migliaio di pubblicazioni. Seminari. Conferenze. Diversi intellettuali al seguito. Molti scienziati, filosofi, ingegneri. Anche qualche governo. I nazisti, invece, da subito scettici, nel 1942, lo mettono addirittura al bando. Alla liberazione, nessuno pronto ad appoggiare l’imponente impresa. Il nucleare cominciava a prevalere. Anche grazie a Enrico Fermi. Le dighe in disarmo. Sörgel non si dà per vinto. Fonda l’Atlantropa Institute. Chiuderà definitivamente negli anni sessanta. In seguito alla sospetta morte di Hermann Sörgel. A 67 anni. Il giorno di Natale del 1952. Vittima di un incidente. In bicicletta. Spirò in ospedale il 25 dicembre 1952. Poche ore dopo essere stato investito a Monaco da una macchina. Era diretto all’università. Proprio a tenere una conferenza in tema. L'impatto. In Prinzregentenstrasse. Innocuo rettifilo. Una tragedia ancora oggi priva di specifiche. Né il conducente né l’auto furono mai più identificati. Infausta uscita di scena. Di granitico idealista. Da corona d’alloro.

 

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