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18.12.23 - 11:570

Meloni contro i Ferragnez (ma non solo): con il “Pandoro-gate” lo scazzo di Natale è servito!

Dopo l’attacco di “Io so’ Giorgia” a Chiara Ferragni, la pronta risposta di Fedez in difesa della moglie: “Ecco la priorità del nostro presidente del Consiglio: non la disoccupazione giovanile, o la manovra fiscale fatta col cu**…”

MILANO - Meloni contro i Ferragnez, e lo scazzo di Natale è servito. Tutto è iniziato con le caustiche dichiarazioni di Giorgia Meloni sul palco di Atreju, che ha lanciato un’inequivocabile “frecciatina” a Chiara Ferragni: “Il vero modello da seguire non solo gli influencer che fanno soldi a palate […] promuovendo costosissimi panettoni con i quali si fa credere che si farà beneficenza, ma il cui prezzo serve solo a pagare cachet milionari… Il vero modello da seguire è quello di chi quelle eccellenze le inventa, le disegna e che produce tenendo testa a tutti nel mercato globale, solo perché noi semplicemente siamo più bravi e lo sappiamo fare meglio. E ai giovani bisogna spiegare che crearli quei prodotti è più straordinario che limitarsi a mostrarli”.

Il riferimento è, evidentemente, allo scandalo del Pandoro Balocco che ha travolto l’influencer, le cui vendite avrebbero dovuto in parte finanziare un progetto dell’ospedale di Torino; mentre l’azienda metteva in guardia sul rischio di pubblicità ingannevole, la Ferragni ha voluto a tutti i costi decidere “i contenuti da veicolare”, incassando oltre un milione dallo “spottone”, mentre all’ospedale sono rimasti solo 50mila euro. L’Antitrust ha deciso così di sanzionare l’influencer con un milione di euro di multa.

Fedez è corso immediatamente in difesa della moglie con post e stories su Instagram: “La nostra presidente del Consiglio avrà parlato della disoccupazione giovanile? Della manovra finanziaria che stanno facendo con il culo e che non hanno ancora finito? Della pressione fiscale del Paese? No. Ha deciso di dire che bisogna diffidare dalle persone che lavorano sul web. Questa è la sua priorità”. E passa poi a sciorinare un elenco delle buone azioni fatte dai Ferragnez, al posto dello Stato che “non ha fatto praticamente nulla”.

“In periodo di pandemia io e mia moglie abbiamo lanciato una raccolta fondi da 4 milioni di euro e abbiamo costruito in 10 giorni una terapia intensiva da 150 posti letto che ha salvato delle vite sedutastante. Sapete il governo e la Regione Lombardia quanto hanno speso per costruire la stessa terapia intensiva con gli stessi posti letto entrata in funzione una miriade di mesi dopo? Dieci milioni di euro per curare forse un decimo delle persone che abbiamo curato noi”. E poi, ancora: “Le maestranze dei lavoratori dello spettacolo erano state completamente dimenticate dallo Stato: in un anno il governo aveva raccolto mezzo milione di euro, io in dieci giorni tre milioni di euro, che in un anno sono diventati sette”.

E, tornando al “Pandoro-gate”, tuona: “Chiara impugnerà le accuse nelle sedi opportune e si difenderà, anche perché, a differenza delle persone che compongono il partito di Giorgia Meloni, non ha potuto beneficiare dell’immunità parlamentare, come l’onorevole Santanchè. Quindi pagherà solo se dovrà pagare”.

Ma Giorgia Meloni non si scaglia solo contro i Ferragnez; ne ha per tutti coloro che ritiene suoi nemici, da Elly Schlein a Conte a Saviano…  Come riporta il Corriere della Sera: “Non saranno le cattiverie e gli attacchi bassi e meschini a farmi mollare. Non sono il genere di politico che si inchioda alla poltrona e tocca chiamare il fabbro... Solo gli italiani possono dire basta”. E quindi via libera a rivendicazioni, battute in romanesco e attacchi contro la sinistra, i sindacati e la stampa “militante e livorosa”. E così Meloni accusa Roberto Saviano di raccontare non le storie delle forze dell’ordine ma quelle di “camorristi, che fanno vendere molto di più e magari regalano il pulpito a New York da cui dare lezioni di moralità agli italiani, sempre a pagamento”. Affondo anche su Elly Schlein, rimproverata di non aver avuto coraggio di partecipare al raduno ma di insultare chi invece aveva deciso di andarci e Giuseppe Conte, presidente del Movimento 5 Stelle, sul superbonus: “Con lui abbiamo raggiunto il punto più basso di credibilità in Ue”.

“La misura è colma, tornate al lavoro e occupatevi del lavoro povero: perchè è a voi che è mancato il coraggio di venire in Parlamento a votare contro il salario minimo, avete preferito annullare la discussione. Ma i problemi degli italiani non li potete annullare nel vostro patetico show”, ha replicato seccamente la segretaria del Pd. “Faccia l’arrogante quando otterrà 209 miliardi come ho fatto io”, ha risposto invece Conte.

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