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L'economia con Amalia
16.04.22 - 18:570

Amalia Mirante: luci e ombre sull'economia 4.0

Dall'alimentare all'e-commerce ai social network. Un'analisi dell'economista sul comportamento non sempre etico di alcune aziende all'avanguardia

di Amalia Mirante *

Questa settimana la sintesi dell'Economia con Amalia inizia con la constatazione che per la Ferrero la Pasqua sarà decisamente amara. L'azienda dolciaria ha dovuto ritirare i suoi prodotti Kinder (i famosi ovetti) a causa di una contaminazione da salmonella. I dolci sono stati ritirati in quasi tutta Europa (Svizzera inclusa) e pure negli Stati Uniti. Il caso è nato dopo che le autorità dell’agenzia per la sicurezza alimentare belga (AFSCA) hanno deciso di sospendere immediatamente tutta la produzione dello stabilimento Ferrero di Arlon (in Vallonia, Belgio) individuato come la fonte della contaminazione. A causa di questo batterio diversi bambini sono stati ricoverati in ospedale; in totale ad oggi si contano 134 casi accertati in 9 paesi diversi. Certo, un errore può capitare, ma in questo specifico caso sembra mancare anche la buona fede dell'azienda. Parrebbe infatti che non solo i responsabili Ferrero abbiano in un primo momento fornito informazioni incomplete alle autorità e abbiano aspettato lo scoppio dei focolai per ritirare la merce; in aggiunta, avrebbero nascosto che già in dicembre dello scorso anno in alcuni serbatoi di materie prime nello stesso stabilimento era stata trovata la presenza della salmonella. Questo potrebbe costare molto all’azienda in termini di reputazione e di fiducia dei clienti, soprattutto perché si parla di prodotti alimentari. Il livello di attenzione e sicurezza dovrebbe essere sempre massimo. Eppure molte aziende cadono in queste leggerezze. Qualche settimana fa Nestlé è stata obbligata a ritirare la pizza surgelata Buitoni in Francia dopo numerosi casi di infezione da Escherichia coli (batteri fecali). Nel mese di dicembre Quattro Salti in Padella aveva dovuto richiamare gli gnocchetti alla sorrentina perché si era dimenticata di segnalare la presenza di pesce e molluschi che possono causare gravi problemi alle persone allergiche. Pesticidi nel riso, sostanze tossiche nel liquore di liquirizia, listeria (batteri) in alcuni formaggi francesi come pure nel salame, ossido di etilene (disinfettante) nel cioccolato, aflatossine (sostanze tossiche e cancerogene) nelle arachidi e pure la presenza di plastica, avete letto bene di plastica, nelle famose polpette Ikea. Insomma, probabilmente le aziende produttrici di alimentari devono proprio rivedere le loro procedure in termini di igiene e sicurezza.  

Altra azienda il cui comportamento lascia un po’ perplessi è Amazon. Alzi la mano chi di noi non ha mai comperato qualcosa sul suo sito. Jeff Bezos, oggi uno degli uomini più ricchi al mondo, fonda nel 1994 questa azienda che nasce come libreria on-line. Ben presto amplia la gamma dei prodotti che possono essere comperati stando comodamente seduti sul divano: DVD, CD, videogiochi, abbigliamento, mobili, cibo… Così da diventare nel giro di pochi anni la leader mondiale nel commercio on-line (Cina esclusa). Ma non solo: Amazon sarà tra le prime aziende a permettere ai suoi clienti di giudicare la qualità dei prodotti comperati. Con il tempo oltre all’acquisto l’azienda offrirà la logistica dei prodotti e la consegna al domicilio. Tutto questo con tempi, modi e possibilità di fare abbonamenti super convenienti per i clienti registrati sul sito. Ma Amazon non si fermerà e continuerà ad essere pioniera nei metodi di pagamento, nell’archiviazione online, nella fruizione di contenuti video e musicali come pure nelle innovazioni. La famosa Alexa, l’assistente vocale che interagisce con noi grazie all’intelligenza artificiale, è una delle sue tante invenzioni. Tutto oro ciò che brilla? Certo che no. L’azienda statunitense nel corso degli anni non ha avuto solo lodi. Per esempio è nota per la sua abilità ad eludere il fisco spostando gli utili nei Paesi dove gli accordi le fanno pagare poco o nulla di imposte. Di recente è stata multata dall’antitrust italiana (e non solo) che ha accertato che Amazon privilegiava alcuni prodotti e clienti rispetto a quelli che rimanevano più indipendenti dai suoi servizi di logistica e di consegna. E ancora: utilizzo improprio dei dati dei clienti, violazione delle leggi sulla concorrenza, accuse di gonfiare i prezzi di alcuni prodotti, sono solo le ultime denunce mosse a questa società. Ma la pecca più grande rimane il comportamento nei confronti dei suoi collaboratori. Nel corso degli anni Amazon è stata più volte accusata di condizioni di lavoro deplorevoli: turni massacranti, salari bassi, controlli dei tempi da parte di algoritmi e computer. Ma forse questa settimana Amazon è riuscita a superarsi. Il 2 aprile gli impiegati della sede di New York hanno votato a favore della creazione di un sindacato. È la prima volta che questo accade da quando è nata l’azienda 28 anni fa. Anche se il risultato non è stato schiacciante (2'654 sì contro 2'131 no), gli oltre 8 mila lavoratori del magazzino di Staten Island potranno iscriversi alla Amazon Labour Union. Forse. Sì, forse perché Amazon ha deciso venerdì 8 aprile di contestare il voto e chiedere una nuova votazione. La tesi dell’azienda è abbastanza sorprendente: i sindacati avrebbero obbligato i lavoratori ad esprimersi a favore della misura. Ma è davvero necessario che un'azienda leader mondiale con fatturati miliardari arrivi a questo punto? Non sarebbe forse ora di concedere ai collaboratori e alle collaboratrici condizioni di lavoro migliori e più dignitose, riconoscendo che il successo dell'azienda dipende anche da loro?   

Condizioni ottimali di cui sicuramente potrà beneficiare il miliardario Elon Musk. Proprio questa settimana secondo la rivista Forbes con i suoi 219 miliardi di dollari di patrimonio (205 miliardi CHF) è diventato  l’uomo più ricco del mondo, scavalcando Jeff Bezos di Amazon fermo a 171 miliardi (160 miliardi CHF). Abbiamo più volte parlato del fondatore di Tesla e della sua genialità; quest’oggi invece segnaliamo che anziché inventare qualcosa di nuovo si è limitato a comperare qualcosa di esistente. Parliamo della notizia che Musk ha acquistato il 9.2% delle azioni di Twitter, il social network nato nel 2006 e che ha come simbolo l’uccellino su sfondo azzurro che appunto fa “Tweet” (cinguetta). A differenza degli altri social, l’uso di questa piattaforma è soprattutto a scopo informativo e giornalistico. Un’informazione breve e concisa che fino al 2017 era limitata a soli 140 caratteri (spazi sul telefonino). Oggi si può arrivare a 280. Altra particolarità di questo social era l'impossibilità di modificare le notizie date; al massimo si potevano cancellare. Anche il nostro Elon Musk in passato ha dovuto eliminare alcuni "cinguettii". Forse per questo non appena entrato nel Consiglio di Amministrazione di Twitter grazie all'acquisto di quasi il 10% del pacchetto azionario ha proposto il cambiamento epocale: la possibilità d'ora in avanti di modificare le notizie date. Speriamo che questo non allenti l'attenzione dei giornalisti. Dal punto di vista aziendale è possibile che Elon Musk abbia deciso di non lanciarsi nella creazione di un nuovo social, anche alla luce dei problemi tecnici e delle difficoltà che starebbe incontrando Truth (la verità), il nuovo social network fondato dall’ex presidente Donald Trump dopo essere stato bandito da Facebook e Twitter. I risultati al momento sembrano abbastanza deludenti.

* economista

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