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L'economia con Amalia
02.06.22 - 11:190

Amalia Mirante: il Prodotto interno lordo, cos’è e perché è un indicatore importante

Un’analisi dell’economista sull’andamento del PIL nei principali Paesi europei e sulle cause dell’aumento dei prezzi di beni e servizi nel mondo

di Amalia Mirante *

 

Questa settimana a L’Economia con Amalia ci occupiamo del Prodotto interno lordo (PIL), che è una delle grandezze di riferimento quando vogliamo capire come sta andando l’economia. Insieme alla disoccupazione, all’inflazione, alla distribuzione del reddito e allo stato di salute delle finanze pubbliche, l’andamento del PIL permette di capire la situazione economica di un Paese. Il PIL misura il valore dei beni e dei servizi prodotti in un anno in una nazione, o se preferite i redditi versati per questa produzione (salari, profitti, interessi,...) o ancora il valore aggiunto create dalle imprese nelle differenti fasi di realizzazione. Nonostante i limiti noti, come il fatto che non misura la felicità o il tempo libero o non quantifica i proventi delle attività illegali, rimane il migliore indicatore per valutare il benessere economico. La crescita del PIL è importante perché consente di garantire posti di lavoro. Il suo tasso annuale di crescita deve compensare l’aumento della popolazione e il progresso tecnologico.

Qualche settimana fa avevamo commentato il dato purtroppo negativo dell’Italia: il suo PIL si era ridotto nei primi tre mesi dell’anno dello 0,2% rispetto al trimestre precedente. Un po’ meglio è andata alla Francia, che registra una stabilità (tasso di variazione dello 0%) e alla Germania che segna una crescita dello 0,2%. Questo dato è particolarmente positivo perché la Germania il trimestre precedente aveva vissuto una riduzione (-0,3%) del PIL; questa crescita evita la recessione, che si verifica con due trimestri consecutivi di crescita negativa. Recessione di cui sono preoccupatissimi negli Stati Uniti. A sorpresa i dati del primo trimestre dell’anno mostrano un’importante diminuzione del PIL dell’1,4%; e pensare che gli esperti si aspettavano una crescita dell’1%. Crescita che hanno nuovamente rivisto al ribasso gli analisti della Commissione europea che stimano che l’anno si chiuderà con una crescita del PIL di eurozona del 2,7% mentre qualche mese fa puntavano su un +4%. Stessa sorte per quello italiano (+2,4% anziché +4,1%), tedesco (+1,6% al posto del 3,6%) e francese (+3,1% anziché 3,6%). E pure a livello mondiale le cose non andranno meglio: Moody’s (società internazionale che si occupa di ricerche e analisi economiche e finanziarie) stima una crescita delle economie avanzate nel 2022 del 2,6%, mentre un mese fa parlava del 3,2%. La parola d’ordine oggi sembra incertezza: incertezza legata alla maledetta guerra che va avanti e all’aumento dei prezzi che sembra inarrestabile.

E vediamoli un po’ questi prezzi che sono aumentati negli ultimi mesi. Facendo un giro tra i diversi portali e le notizie di economia, scopriamo che veramente gli aumenti sono oramai generalizzati e toccano tantissimi beni e servizi. Vediamone alcuni in diversi paesi del mondo. Già la settimana scorsa avevamo parlato dell’aumento del prezzo dello snack più famoso in Giappone. A causa della crescita del consumo mondiale di pesce, dei problemi di fornitura dalla Russia e del deprezzamento della moneta nazionale (lo yen), ora tocca anche al sushi. Una delle catene di ristoranti più famosa del paese ha annunciato che dovrà aumentare i prezzi per la prima volta dal 1984. Stessa sorte toccata a Louis Vuitton, famoso marchio di pelletteria e moda che ha maggiorato i prezzi del 10% per rispondere all’accresciuto costo delle materie prime, di produzione, logistica e trasporto. Niente in confronto alle “sorelle” Hermès o Chanel che in alcuni paesi del mondo hanno dovuto introdurre lunghe liste di attesa per ricevere le borse o addirittura limitarne l’acquisto a un unico pezzo all’anno.

Certo è che se possiamo rinunciare a comperare beni di lusso, risulta un po’ più difficile farlo con i generi alimentari. In Italia gli ultimi dati pubblicati parlano di aumenti a due cifre per l’olio di semi (+23,3%), la verdura fresca (+17,8%), il burro (+17,8%), la pasta (+13%), la farina (+10%) e tanti altri beni di prima necessità. E questi aumenti non sono nemmeno sufficienti a coprire i costi di produzione: una azienda agricola su dieci arrischia di chiudere la sua attività. E le cose non vanno molto meglio in Gran Bretagna, dove alle cause legate alla guerra, si aggiungono quelle precedenti dovute all’uscita dall’Unione Europea. I problemi sono stati duplici: da una parte l’uscita dal mercato unico aveva causato grattacapi per le importazioni di molti beni e dall’altra parte in concomitanza con la pandemia la Brexit aveva causato la mancanza di migliaia di lavoratori stranieri che a causa delle nuove leggi non potevano più facilmente trasferirsi nel paese per lavorare. Un esempio concreto lo abbiamo visto qualche mese fa quando i produttori di polli in Gran Bretagna si dichiaravano molto preoccupati perché intravvedevano il rischio che il prezzo potesse arrivare a quello del maiale o del manzo. Non siamo ancora a questo punto, tuttavia i rincari sono arrivati e pure i fast food hanno aumentato i prezzi. Ricordiamo che in Gran Bretagna l’inflazione è arrivata al 9% in aprile. Dato che il sistema di sicurezza sociale è molto debole, a fronte del drammatico impoverimento della popolazione il governo ha annunciato un pacchetto di sostegno di 17 miliardi di sterline (oltre 20 miliardi di franchi), finanziato in parte con una tassa speciale sugli extraprofitti petroliferi. Per le famiglie a basso reddito che riceveranno 650 sterline (790 franchi), per i pensionati che ne vedranno più o meno la metà e per tutti i cittadini che otterranno uno sgravio sulle bollette di circa 480 franchi, sono buone notizie. 

E di buone notizie vogliamo parlare anche noi, introducendo una nuova “rubrica” che ci vuole portare anche un po’ di buon umore. Così parliamo di Migros che ha introdotto il congedo parentale flessibile di cui potrà beneficiare (per 4 settimane) il partner della mamma anche se non lavora per questa azienda. Oltre a ciò, si prolunga a 4 settimane il congedo paternità e i genitori potranno allungare il congedo non retribuito. Senza dimenticare l’introduzione di assegni supplementari per famiglie con un basso reddito, la possibilità di acquistare 10 giorni di ferie supplementari all’anno e la riduzione del tempo di lavoro a 41 ore settimanali nel settore della ristorazione al dettaglio. E Migros non è la sola azienda a preoccuparsi di migliorare le condizioni di lavoro dei collaboratori. Goldman Sachs, una delle più grandi banche a livello mondiale accusata in passato di condizioni di lavoro durissime per i suoi dipendenti, ritiene ora che tutti i collaboratori dovranno prendere almeno 3 settimane di vacanze all’anno. Addirittura i banchieri senior avranno le vacanze illimitate. E buone notizie arrivano anche per i collaboratori di Apple e Microsoft negli Stati Uniti. A causa dell’inflazione, ma soprattutto del fenomeno delle Grandi Dimissioni seguite alla crisi pandemica (Great Resignation, di cui abbiamo più volte parlato anche noi) che di fatto ha reso le persone meno disponibili a lavorare per salari bassi, i due datori di lavoro hanno annunciato importanti aumenti salariali che saranno già dati quest’anno. Stessa strategia con l’aggiunta di una settimana lavorativa corta di 4 giorni la stanno sperimentando alcuni ristoranti e alberghi anche in Svizzera per cercare personale. E sempre di proprietari “lungimiranti”; parliamo nel caso Axpo.

Questa settimana abbiamo letto che i Cantoni e le aziende elettriche proprietarie del gruppo energetico rinunceranno alla distribuzione dei dividendi che dovranno essere investiti in energie rinnovabili, così da diversificare le fonti di approvvigionamento.  E chiudiamo con il nostro articolo settimanale “Inflazione: chi sono i veri perdenti? Pensionati e piccole e medie imprese”, in cui abbiamo constatato che gli aumenti dei prezzi purtroppo risalgono a prima della maledetta guerra in Ucraina. Questo significa che anche quando il conflitto finirà (e tutti ci auguriamo che avvenga al più presto possibile), i prezzi rimarranno elevati. Per questo è necessario intervenire immediatamente a sostegno dei pensionati e delle piccole e medie imprese che hanno già dovuto fare enormi sacrifici nel periodo pandemico.  

 

*economista 

 

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