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L'economia con Amalia
08.07.22 - 11:580

Amalia Mirante, ancora sull’inflazione: “Non solo ci sta impoverendo, ma sta modificando le nostre abitudini”

La consueta riflessione settimanale dell’economista: dalla politica dell’Ue sulla gestione dell’aumento dei prezzi, al ritratto degli imprenditori Del Vecchio e Balocco recentemente scomparsi, alla panoramica sulla situazione economica in Svizzera

di Amalia Mirante *

Anche questa settimana la nostra sintesi de “L’Economia con Amalia” inizia con uno sguardo alla situazione internazionale. “Prezzi in fiamme”, “aumenti vertiginosi”, “inflazione che schizza”: questi i commenti ai dati pubblicati in settimana.

Nell’Eurozona si parla di aumenti nel mese di giugno dell’8,6% più elevati delle stime, e più elevati di quanto avvenuto nel mese precedente, in cui già si è vissuto un rialzo dell’8,1%. In Francia i prezzi sono aumentati del 5,8% e in Spagna addirittura del 10,2%, record dagli anni ‘80 quando si subì un’impennata a causa del secondo schock petrolifero (quello del 1973 era il primo). In effetti, tra il 1979 e il 1980 avvennero due fatti geopolitici importanti che causarono una drastica riduzione della produzione di petrolio con una conseguente impennata del prezzo: dapprima la rivoluzione iraniana e in seguito la guerra tra Iran e Iraq. Anche se questi conflitti sono terminati, ne stiamo vivendo altri e quindi anche nei giorni nostri le cose non sembrano andare meglio.

L’inflazione in Italia con un tasso dell’8% ha raggiunto livelli che non si vedevano dal 1996. E la cosa preoccupante è che, come era prevedibile, gli aumenti si stanno diffondendo dal settore energetico a quello alimentare (beni lavorati +8,2% e non lavorati +9,6%), a quello dei servizi ricreativi e culturali (+5,0%) e a quello dei trasporti (+7,2%).

L’Istituto nazionale di Statistica italiano (ISTAT) sottolinea alcuni significativi aumenti dei prezzi rispetto a un anno fa: quello della frutta fresca o refrigerata (+10,9%), dei vegetali freschi o refrigerati (+11,8%), dei servizi di alloggio (+18,1%) o ancora del trasporto aereo passeggeri (+90,4%). Difficile per le persone che guadagnano poco arrivare alla fine del mese. Accanto a questi dati, gli istituti di ricerca cercano di studiare altri fenomeni direttamente legati all’impoverimento delle famiglie, come la sostituzione dei prodotti o quella dei punti vendita. E in effetti sembrerebbe che se ancora le persone non stanno rinunciando alle vacanze (nonostante i prezzi e i disagi, pensiamo al traffico aereo), stanno già modificando alcuni comportamenti. Per esempio si acquistano più prodotti con marchio dei negozi (pensiamo alle nostre linee Qualité&Prix di Coop o M-Classic di Migros o Gourmet di Aldi) e si va sempre più spesso a fare la spesa nei Discount (come Denner o Lidl nel nostro caso). Insomma, questa inflazione che noi avevamo previsto in tempi non sospetti, non solo ci sta impoverendo, ma sta cambiando anche le nostre abitudini.  

Abitudini di acquisto che vorrebbero cambiare anche i Paesi dell’Unione Europea per quanto concerne i prezzi del gas e del petrolio. Da qualche settimana a questa parte molte personalità importanti vorrebbero mettere un tetto massimo, il famoso “price cap” ai prodotti energetici russi. In economia si parla di tetto massimo principalmente per definire una regolamentazione dei prezzi massimi da applicare ai servizi pubblici. Concretamente lo Stato cerca di tutelare i cittadini dal potere che potrebbero avere alcune aziende che si trovano in una situazione di quasi monopolio e quindi libere di fissare il prezzo che vogliono. Parrebbe che nell’Unione Europea (UE) si sia ancora lontani da una soluzione in questo senso, anche perché per il momento la fissazione del tetto massimo pare ancora poco chiara. Ai più non piace l’idea di applicare il modello spagnolo che prevede un tetto massimo di prezzo per i consumatori finali, ma che in realtà sottintende un finanziamento dello Stato che copra la differenza tra il prezzo del venditore e il costo per il consumatore. E neanche l’idea di attingere nuovamente ai fondi europei per sovvenzionare questi differenziali di prezzi trova il consenso dei Paesi storicamente più risparmiatori dell’UE che inizierebbero a mostrare insofferenza verso la poco oculata gestione delle finanze pubbliche tipicamente latina. Resta la terza via, ossia quella di prevedere un tetto massimo di prezzo oltre il quale nessun paese membro dell’UE comprerebbe gas o petrolio. Anche in questo caso, però ci sono delle difficoltà da superare, prima tra tutte quella di applicare il tetto solamente alle fonti energetiche russe, differenziandole da quelle degli altri Paesi. Insomma, anche se tutti paiono concordi nella necessità di non voler essere ostaggio della Russia, la strada per la realizzazione dell’indipendenza è ancora lunga.


E lunga sicuramente è parsa la via per il successo a due grandi imprenditori che ci hanno lasciati in questa settimana: Leonardo Del Vecchio, patron di Luxottica, e Aldo Balocco, presidente onorario della Balocco. Tutti e due questi imprenditori sono e rimarranno il simbolo di un’Italia sana, di un’imprenditorialità innovativa e brillante. Niente scandali, niente manie di protagonismo, solo duro lavoro e grande rispetto per i loro dipendenti. Il primo, Del Vecchio, portato in un orfanotrofio dalla mamma che non poteva occuparsene dove ha vissuto la sua infanzia ha poi lavorato come garzone e operaio. Dopo l’Accademia di Brera tornò a Milano dove creò il suo laboratorio di stampi; qualche anno più tardi si traferì ad Agordo (in provincia di Belluno) dove aprì una bottega di montature di occhiali. Da quelle prime montature, passo dopo passo, costruì l’impero Luxottica che vanta oggi 180 mila dipendenti nel mondo e un fatturato di quasi 18 miliardi di euro (ca. 18 miliardi di franchi). Ma anche nei momenti bui per l’azienda, Del Vecchio ebbe sempre come priorità la salvaguardia dei suoi collaboratori. E lo stesso merito va riconosciuto ad Aldo Balocco che dopo i suoi studi in ingegneria, prese le redini della pasticceria del padre per trasformarla in una delle più grandi aziende dolciarie italiane. Anche lui, strana coincidenza, è stato orfano di un genitore: cresce senza la mamma, morta una settimana dopo la sua nascita. Creativo, tenace e innovativo: tra le sue grandi invenzioni il Madorlato Balocco e il primo spot pubblicitario televisivo che vide come protagoniste le gemelle Kessler. Ci piace trovare un’altra cosa in comune tra questi due imprenditori, che sicuramente non è una casualità: questi due grandi imprenditori sono stati insigniti del titolo di Cavaliere del lavoro. Speriamo che per due grandi imprenditori che se ne vanno, altri dieci arrivino.

Per quanto riguarda la Svizzera, diamo invece un’occhiata alle “Proverbiali mosse impreviste della Banca Nazionale”, di cui abbiamo parlato nel nostro articolo settimanale, nel quale abbiamo discusso di inflazione, di aumenti dei tassi di interesse, ma anche di previsioni economiche per il prossimo anno. Nonostante le difficili circostanze al momento gli istituti di ricerca rimangono fiduciosi. Speriamo che abbiano ragione.

 

*economista 

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