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Il Blog di Don Gianfranco
16.10.22 - 19:580

Don Feliciani: "Grazie don Valerio per la lezione di umiltà"

L'arciprete di Chiasso commenta le dimissioni di Monsignor Lazzeri e guarda al futuro: "Vorrei che si dicesse: prego perché il futuro vescovo sia un uomo così innamorato del Vangelo e dei poveri da non temere la critica e l’impopolarità"

di Don Gianfranco Feliciani*

Monsignor Valerio Lazzeri ha annunciato le sue dimissioni e con molta umiltà e schiettezza ha spiegato perché: “Dentro di me è andata crescendo una fatica interiore… Con il passare degli anni gli aspetti pubblici di rappresentanza e di governo istituzionale sono diventati per me insostenibili… La continua tensione mi ha portato interiormente sempre più lontano da quello che sono… Non era più il mio ruolo… Chiedo perdono a tutti”.

Mi sono molto commosso sentendolo confessare candidamente la sua inadeguatezza nel portare il peso della diocesi e mi sono tornate alla mente le parole di Sant’Agostino (354- 430), vescovo e dottore della Chiesa: “Per voi sono vescovo, con voi sono un cristiano”.

Alla fine un vescovo – il mandato divino non lo fa un super-uomo – rimane una pecorella del gregge come tutti, una pecorella che come tutti ha bisogno di essere sostenuta e guidata, una pecorella che come tutti può smarrirsi, e come tutti ha bisogno di essere salvata dall’unico vero Pastore della Chiesa che è il Signore Gesù. Caro vescovo Valerio, grazie per questa tua grande lezione di umiltà e di umanità che ci riconduce al Vangelo!

Nel frattempo Monsignor Alain de Raemy, vescovo ausiliare di Losanna-Friburgo, si è insediato in diocesi in qualità di “amministratore apostolico” inviato dal Papa. A lui il compito di governare la diocesi durante la “sede vacante” e di traghettare la Chiesa ticinese verso la scelta di un nuovo pastore. Ha detto durante la conferenza stampa: “Sono qui per ascoltare, aiutare, capire. Vorrei far visita a ciascuna parrocchia, anche a quelle più piccole delle valli ticinesi e avere l’occasione di parlare con tutti in totale trasparenza”.

Sento dire qua e là: il nuovo vescovo deve essere un uomo aperto, simpatico e amico di tutti. Rispondo: ci mancherebbe altro. Chi mai vorrebbe un vescovo chiuso, antipatico e dispotico? Non è qui il problema. Anche se le doti umane sono importanti, alla fine ciò che conta è la fede, la speranza e l’amore! Non mi piacciono i titoli: vescovo parroco del Ticino, vescovo del sorriso, vescovo di tutti, perché prestano il fianco a equivoci mondani. Come quando si dice che un padre di famiglia deve comportarsi con i figli da fratello e amico.

Vorrei che si dicesse: prego perché il futuro vescovo sia un uomo così innamorato del Vangelo e dei poveri da non temere la critica e l’impopolarità. L’ideale di un vescovo che piace a tutti si scontra con quel mistero della Croce che è il cuore stesso del cristianesimo. 

L’unico vero Pastore e Vescovo delle nostre anime è Gesù di Nazaret, il quale ha avuto un episcopato molto breve, tre anni appena, perché venne deposto e condannato a morte!

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